lunedì 28 febbraio 2011

La stessa sostanza di cui sono fatte le nuvole.



***

Save me with your love tonight, come and bring me back to life.

Le note di quella canzone vorticano nella mia mente, come se fossi sicura che un giorno potrà succedere.
Ma non succederà.
Quello che ho sempre sognato non si avvererà.
Mai.
Perché lui non c'è, non c'è mai stato e non ci sarà mai.
Mai più.
Perché lui è andato via.

Ormai è passato un mese e non riesco a farmene una ragione.
Perché lui? Con tutte le persone che esistono, perché proprio l'unica che ancora mi faceva sperare in qualcosa in cui sognavo?
Ora non ho più sogni, non ho più desideri, non ho più mete da raggiungere, traguardi che -per quanto ne sapevo io- avrei senz'altro fatto miei. Non so nemmeno più cosa fare, una volta cresciuta. E non manca molto.
Continuo la scuola perché devo, non perché ne ho voglia. Vado lì solo per farmi del male, per sentire le mie compagne prendermi in giro. Prenderlo in giro.
-Ahah, ma ti guardi? Stai male per uno che nemmeno conoscevi!-
-Già, ahah e per fortuna che se ne sta andando così quando guarirai non ci romperai più, se guarirai!-
L'impulso, ogni volta, di saltarle addosso e tirarle un pugno è sempre così forte. Forse sempre più forte. Ma non posso farlo. Anche solo rispondendo alle loro provocazioni, starei al loro gioco. È già successo e non è servito. Da un mese comunque si divertono a prendersi gioco di lui, anche ora che non c'è quasi più. Senza rispetto per lui e per i suoi familiari.
Vorrei tanto che accadesse qualcosa per raggiungerlo, lo chiamerei miracolo. Ma a quanto pare il mio destino è restare qui, senza di lui.
La campana di fine lezione sta per suonare, per tutte e sei le ore non ho seguito. Quella canzone è così impressa nella mente. Non ho fatto altro che scarabocchiare il suo nome, con tanti cuori attorno.
Il cappuccio della felpa è alzato, non ho intenzione di abbassarlo. Nemmeno dopo che i professori mi hanno ripetuto che è maleducazione. Ma quello è il mio nascondiglio.
A volte mi chiedo se altre ragazze stanno provando quello che provo io, a volte mi chiedo se lui mi sta guardando, se sta capendo come sto. A volte non vorrei altro che tornare indietro nel tempo per sbrigarmi, per essere da lui prima, per salvarlo. A volte invece vorrei solo scappare, andare dai suoi amici, da suo fratello e abbracciarli perché io so come stanno loro e loro capirebbero come sto io. Loro e solo loro. Potremmo farci forza a vicenda. Se solo fossi un poco più grande.
Mi alzo, metto via le mie cose ed esco. Ho sempre la sensazione, o la speranza, che attraversando la strada una macchina mi prenda in pieno. Ma non succede.
Come ogni pomeriggio, arrivo a casa e mi butto sul letto. Rimango lì, a fissare la sua foto sul comodino, a piangere, a chiedermi cos'è che è andato storto.
Fino a quando mi addormento, sperando di non svegliarmi più la mattina dopo, ripetendo nella mente “Salvami, salvami, salvami.”
Ma nemmeno questo succede.
Tranne questa notte.
Mi addormento con quelle parole in testa, è tutto buio e caldo. So di essere addormentata, ma comunque sono cosciente e capisco quello che sta succedendo. Vedo una luce bianca, come un lampo, poi inizio ad avere freddo.
Quando mi risveglio non sono più nella mia camera.

Intorno a me tutto è azzurro, così limpido, il pavimento è morbido, soffice, bianco. C'è profumo di rose. Mi gratto la fronte, chiedendomi dove sia finita. Mi passo la mano tra i capelli, sono sciolti, lisci e setosi. Non come li avevo concianti la sera prima. Poi mi guardo, addosso ho un vestito lungo e bianco, così leggero. Non ho le scarpe. Tasto la piccola corona argento che ho in testa e mi guardo le mani, sono così curate. Mi sento bella, mi sento una dea.
Mi guardo intorno, cerco qualcuno che mi possa dire cos'è successo, cosa ci faccio lì e dove sono esattamente. Ma attorno a me c'è solo cielo e nuvole. Mi piego e affondo la mano in quello che mi sembra cotone, tiro su solo vapore che ricade immediatamente dopo amalgamandosi con il resto. Quello che più mi spaventa è che non riesco a cadere. Rimango sospesa su quel vapore.
Mi rialzo, mi sistemo il vestito e alzo lo sguardo. Una lacrima riga il mio volto.
-Ciao.- Dice la sua voce.
-B-Bi....Bill?-
-Si.- Sorride -Sono io.-
-Cos'è successo? Dove sono? Cosa ci faccio qui?- Inizio a guardarmi nuovamente intorno, disperata, isterica.
-Tranquilla.- Mi poggia le mani sulle spalle, il suo tocco è divino. È reale. È lui davvero. Vestito di bianco, giacca e pantaloni. I suoi capelli, neri, sono lisci, cadono sulle spalle. Nemmeno lui ha le scarpe, la corona o un'aureola.
-Dove sono?-
-Sei in Paradiso.-
-Cosa? Perché?-
-Ti ho chiamata io.-
-Cosa stai dicendo? Non è vero!-
-Quando niente andrà più, sarò un angelo per te sola.-
-Non è possibile.-
-E' possibile invece. Credici.-
-No, non ci credo. Non è vero. Lasciami!!- Cerco di divincolarmi, ma lui è così ostinato a trattenermi.
-Tranquilla, staremo bene insieme.-
-Sono morta?-
-No, non sei morta. Ho solo preso in prestito la tua anima.-
-Quindi non staremo insieme per sempre?-
-No, non per ora.-
-Perché io?-
-Perché ti osservo da quando sono qui. E solo tu...-
-...Solo io ho sperato di morire per incontrarti.-
-Più o meno. Ma sai, ci farai l'abitudine a stare qui.- Improvvisamente il suo sguardo si fa allarmato.
-Che succede?-
-Presto, vai via. Devi andare. Sta arrivando. Ma tranquilla, ci rivedremo.-
Mi spinge, si fa di nuovo tutto freddo e buio, poi la luce bianca abbagliante mi riporta nel mio corpo.
Quando mi risveglio è mattina, i raggi del sole penetrano nella stanza e illuminano un piccolo ciondolo sul mio comodino, accanto alla sua foto. Mi siedo, mi stropiccio gli occhi e delicatamente lo prendo in mano. È una B dorata, quella che stanotte aveva lui al collo. Allora era tutto vero, non stavo sognando!

A scuola sono più serena, da un giorno all'altro sono cambiata: porto i pantaloni bianchi e una camicia leggera. Tengo i capelli sciolti e pettinati, e faccio scintillare la sua B.
-Hey, Monica! Sei guarita?-
-Hai visto?-
-Oh oh, vedo che ti sei rimessa in sesto. Ora non ci sarà più gusto a prenderti in giro!-
-Tranquilla, posso anche farne a meno delle vostre prese in giro!-
Sorrido, sorrido sempre più felice perché so che presto lo rivedrò. Me lo ha detto lui, presto ci rivedremo.
Quella notte però non succede nulla.
Nemmeno quella dopo.
E quella dopo nemmeno.
Fino a quando torno a perdere completamente le speranze.
Ma non cambio più, non voglio tornare a stare male. L'importante è che, per una volta, per almeno cinque minuti, l'abbia visto e che sia stata in contatto con lui.
Non ho mai tolto la collana e quella sera, una volta sdraiata sotto al lenzuolo, la stringo tra le dita, l'accarezzo sperando di poter tornare su da lui. Ci sono così tante cose che vorrei chiedergli. Tante domande che vorticano nella testa.
Chiudo gli occhi canticchiando quella canzone, sempre quella. Fino a quando perdo di nuovo i sensi. Fino a quando quella luce torna ad abbagliarmi e il mio cuore esplode di gioia.
Torno sulle nuvole, ma non c'è più solo l'azzurro del cielo. C'è anche un tavolino bianco, con una rosa bianca al centro, un divano fatto della stessa sostanza di cui sono fatte le nuvole. Seduto c'è lui. C'è Bill.
Si alza e mi viene incontro.
-Ciao.-
-Ciao.- Questa volta sono più tranquilla.
-Sei sempre così bella, vestita in questo modo.-
-Ma non sono io a scegliere questi vestiti.-
-Lo so, ma a te stanno benissimo.- Mi sorride.
-Grazie.- Io abbasso lo sguardo.
-Siediti.- Mi fa cenno con la mano. Ho ancora paura di sprofondare all'improvviso. Ma faccio come dice e con mio stupore mi accorgo che quella sottospecie di divano è anche comodo! -Vedo che hai trovato il mio ciondolo.-
-Ehm...Si, era sul mio comodino.-
-Lo so.-
-Già, è vero.-
-Allora, raccontami quello che succede là giù.-
-Ma tu non riesci a vederlo?-
-Si, ma vorrei sentirlo da te.-
-Ah ok, beh...Succede più o meno tutto quello che vedi anche tu...-
-Interessante.-
-Non direi.-
-Posso farti una domanda?-
-Dimmi.- Alzo un attimo lo sguardo su di lui, lo riabbasso subito. Non può essere veramente lui. È così difficile da credere.
-Come mai volevi così tanto raggiungermi?-
-Che domanda è? Cioè, mi sembra ovvio! Cavolo! Sono anni che ti sogno, di notte e di giorno. Sono anni che ti voglio. Che voglio stare con te. E non me ne frega se eri...Sei, un cantante. Io non voglio stare con te perché sei un cantante, perché sei famoso e perché tutte ti vogliono! Io voglio stare con te perché so che qualcosa ci collega, perché tu hai un cuore, perché io e te ci assomigliamo. Perché tu sei Bill Kaulitz e non Bill dei Tokio Hotel, capisci? Ma poi tu sei morto e da allora....Tutti i miei sogni sono andati a farsi benedire....-
-Ssh...Non dire così, ti ricordo che sei in Paradiso.-
-Scusa! Però si, è andata così.-
-Però alla fine sei con me adesso, no?-
-Si, adesso che sei morto!-
-Io non sono veramente morto.-
-Eh?-
-No, vedi, non ho l'aureola.-
-E allora perché sei qui?-
-Perché non ho passato il ponte! Dopotutto sono solo in coma.-
-Quale ponte? E poi comunque il coma corrisponde alla morte!!!- So che ha ragione lui, non io.
-Quello che percorrono tutti prima di arrivare da là.-
-Ma io non l'ho visto.-
-Mhm...Nemmeno Tom, ora che mi ci fai pensare. Forse perché ci siamo sopra.-
-TOM E' STATO QUI???-
-Ssh, non urlare, ti sentiranno. Si, anche Georg e Gustav. Per questo hai dovuto aspettare un po', prima ho dovuto far abituare loro...E ce n'è voluto! E poi posso chiamarvi uno per volta. Tutti e quattro insieme sarebbe il delirio.-
-Oddio!! Ma quindi tu puoi tornare indietro, puoi tornare giù se non sei morto veramente!-
-Non credo.-
-Come no? Ti basta solo attraversare il ponte.-
-Vorrei tanto che fosse così facile.-
-Ti prego, fallo per me. Fallo per noi.-
-E una volta che sarò tornato giù? Non potremmo stare comunque insieme.-
-Come no? Verrai da me.-
-E Tom? La mia famiglia?-
-Ah, è vero. Ma ci deve essere una soluzione per riportarti indietro.-
-Devo pensarci, ma tu ora devi andare. Il tempo è scaduto.-
Mi fa alzare e mi spinge verso il punto da cui sono arrivata.
-Bill...-
-Salvami questa notte e riportami alla vita.-
-Bill...Non te ne andare!-
Ma ormai è troppo tardi, la luce mi abbaglia e un attimo dopo è di nuovo tutto buio.

In classe torno a non seguire le lezioni, penso a disegnare una casa stilizzata e me, sopra invece tante nuvole e Bill, collego tutto con un ponte e faccio una X a caso indicante il punto dal quale io, Tom, Georg e Gustav arriviamo.
Poi inizio a pensare “Se il ponte può percorrerlo solo chi muore, allora Bill non lo ha passato, ha detto che ci eravamo sopra. Ma io, Tom, Georg e Gustav come facciamo a raggiungerlo senza morire? E se Bill non è morto, vuol dire che portandolo nel punto da cui noi quattro arriviamo e andiamo via anche lui potrà oltrepassarlo. E se percorresse il ponte al contrario? Sarebbe più semplice. Ma soprattutto....Come fa Bill a togliere l'anima dai nostri corpi?”
-Hey tu, a cosa stai pensando?- Una mano sbatte sul mio banco, di fretta nascondo il foglio sotto al libro.
-Ancora rompi?-
-Scusa, volevo farmi gli affari tuoi.-
-Ok, hai già fatto abbastanza, vattene.-
-Come vuoi.
-Grazie.-
“E poi cosa vuol dire -Salvami questa notte e riportami alla vita-? Lui vuole tornare indietro, ma non sarà possibile senza separarlo o da me o da Tom. Una soluzione per tutti ci deve essere. Potrei sacrificarmi io. Mi farei ammazzare da qualcuno attraversando la strada, così percorrerei il ponte e poi insieme torneremmo giù entrambi a casa sua, con Tom, la sua famiglia, Georg e Gustav.”
“Non pensarci minimamente!!!” La sua voce rimbomba nella mia testa.
“Cosa sta succedendo?”
“Riesco a sentire i tuoi pensieri e non devi pensare di morire per salvare me, hai capito?”
“Bill!! Io voglio trovare un modo per riportarti indietro.”
“Non c'è un modo.”
“Bill smettila! Ci deve essere!”
“No, non c'è!!”
“Stanotte vieni a prendermi?”
Silenzio.
“BILL RISPONDIMI!!”
“SI!! Si, stanotte vengo da te, voglio vederti. Voglio stare con te, almeno alla notte. Ora devo andare, ti aspetto stanotte.”
Le lacrime rigano i miei zigomi.
-Grazie Bill.- Lo sussurro, senza rendermi conto che la classe mi sta ridendo contro.
Mi alzo, mentre la prof mi chiede se va tutto bene. No scema, non va tutto bene! Ma mi lascia uscire. Non ho più il coraggio di tornare in classe. Non ci voglio più tornare, voglio scappare.
Mi chiudo nella cabina e mi siedo sul water.
“Bill, rispondimi ti prego. Ho bisogno di parlarti. BILL!!!!”
“Eccomi dimmi. Non posso parlare con due persone contemporaneamente.” Ride.
“Con chi parlavi?”
“Con Tom. Forse ha trovato una soluzione.”
“SPARA!!”
“Beh lui dice che... Se tu riuscissi ad andare là, all'ospedale, dove c'è il mio corpo...”
“Cosa? E come? Come faccio? Come ti trovo? E come mi riconosceranno?”
“Tranquilla, io e Tom abbiamo già pensato a tutto. Tu parti e vai in Germania, indosserai il ciondolo con la B, Tom ti aspetterà fuori.”
“E come farà a sapere che sto arrivando?”
“Glielo dirò io. Ma ti prego, fai il possibile per raggiungermi. Solo così riusciremo a stare tutti insieme.”
“Perché se io arrivo dopo che ti sei svegliato...Cosa succederà?”
“Tornerà tutto come prima, la mia famiglia, i miei amici saranno felicissimi che io sia tornato ma tu...Tu sarai felice che io sia vivo, ma sarà come se non ci fossimo mai incontrati. È per questo che non posso tornare prima. Devo farlo quando tu sarai lì, così mi sveglierò e ti vedrò.”
“Non sembrerò un'estranea ai tuoi occhi?”
“No. Non credo.”
“COME NON CREDI?! Bill devi esserne sicuro. Io devo esserne sicura!”
“Non posso garantirti nulla. Ma tu devi raggiungermi.”
“Parto questo pomeriggio stesso.”
“Promettimelo.”
“Te lo prometto Bill, non ti abbandono.”
“Grazie.”
Sorrido, mi asciugo le lacrime e torno in classe. Loro ancora ridono ma io con la mente sono già da lui.
Appena fuori da scuola corro a casa, mi fiondo dentro e butto lo zaino a terra.
-MAMMA!! Mamma dove sei, devo dirti una cosa!!-
-Dimmi piccola, che c'è? Che è successo?-
-Dobbiamo partire! Adesso! Subito! Immediatamente! Non abbiamo un solo secondo da perdere!- Entro in camera mia, tolgo tutti i libri dallo zaino e dall'armadio prendo qualche vestito alla rinfusa. Altrettanto alla rinfusa li butto nello zaino. Lo richiudo e cercando di non sbattere contro mia mamma che mi segue per chiedermi cosa sia successo corro in bagno, prendo qualche trucco, il mio profumo preferito -l'unico che uso- e torno in sala.
-TI PUOI FERMARE UN ATTIMO PER FAVORE?- Urla mia mamma, io mi giro di scatto.
-Mamma che c'è?-
-Mi spieghi cos'è successo?-
-Ora non c'è tempo! Te lo spiegherò in aereo, ma ora dobbiamo andare.-
-In aereo? Come lo paghiamo un aereo? Un aereo per dove poi?-
-Aaaah mamma per favore! Devo andare in Germania, ADESSO, e se tu non mi vuoi accompagnare ci andrò da sola. Ma devo andarci.-
-Ma a fare cosa?-
-Te lo spiego in viaggio mamma, ti prego muoviti!- Inizio a sentire le lacrime premere per uscire, cerco di sforzarmi e farle scendere prima che sia troppo tardi. Dal suo viso, si sta convincendo.
-Quanto costa un aereo? E tuo fratello?-
-Lui se la caverà benissimo, come ha sempre fatto, lo sai! E un aereo per Magdeburgo non costa tanto!-
Nel frattempo lei ha già messo qualche vestito nella borsa da mare, i suoi trucchi e le cose per l'igiene. Non so nemmeno quanto tempo ci vorrà.
Chiamiamo un taxi che ci porta fino all'aeroporto, durante tutto il viaggio cerco di rilassarmi e di inventarmi un discorso quanto meno credibile per spiegare a mia mamma quello che è successo.
Non siamo mai entrate in un aeroporto, non sappiamo nemmeno come orientarci o dove andare, ma mi rincuora il fatto che lei, ancora una volta, sia con me. Non sa nemmeno il perché, ma è venuta con me e questo mi fa sentire più tranquilla.
C'è troppa gente, non sappiamo gli orari delle partenze, ma ci mettiamo comunque in fila -quella apparentemente più corta- e aspettiamo il nostro turno.
Batto il piede a terra, dondolo prima avanti e indietro poi a destra e sinistra. Nel frattempo vedo la fila che avanza e mi sale l'ansia. Ho la nausea e mi gira la testa. Vorrei lasciar perdere tutto, vorrei scappare, ma mi rendo contro che sto andando a salvare una persona. Quella persona che prima ha sempre salvato me. Quindi mi faccio forza e avanzo fino a che è il nostro turno.
-Salve, vorrei prenotare un volo per...?- Mia mamma mi guarda chiedendomi aiuto.
-Magdeburgo.- Rispondo io guardando l'hostess.
-Ok, controllo subito.- Digita qualcosa sul computer poi alzai di nuovo lo sguardo su di noi -Il prossimo è per questa sera alle sei!- Dice, soddisfatta.
-COSA?!?!?- Sprofondo in un abisso di agonia. Non è possibile. -No, come alle sei? Io devo partire adesso! È urgente!-
-Tesoro calmati, le sei non è poi così tardi! E poi sono già le tre.-
-Appunto!! Sono già le tre e potrebbe essere già troppo tardi!!!-
“Chiedile il volo delle tre e mezza!” Bill. Lui sa tutto.
-Alle quattro e mezza c'è per Berlino.- Cerca di rassicurarmi l'hostess.
-No, devo andare a Magdeburgo!!- Urlo, tutti intorno mi guardano. -Ce ne deve essere uno prima! Lo so che c'è!- Mi salgono le lacrime agli occhi.
-C'è quello delle tre e mezza ma non ce la farete mai!-
-Va bene quello!-
-Ma...- Cerca di obbiettare lei.
Io sbatto la mano sul bancone -Mi dia quello delle tre e mezza!-
Allora lei, spiazzata, stampa i due biglietti.
Io, con sguardo dolce e calmo, le dico -Grazie.- Poi mi giro e velocemente mi avvio all'imbarco. Mia mamma cerca di starmi dietro urlando -Mi spieghi che ti ha preso?-
-Mamma, non ora! Dobbiamo muoverci!-
Per fortuna sono già saliti tutti, i nostri bagagli sono già sul rullo e non abbiamo avuto più problemi. Saliamo appena in tempo per cercare i nostri posti e allacciarci le cinture.
So che tra non molto arriverà il momento più difficile: spiegare tutto a mia mamma.
-Ora che finalmente siamo partite, mi spieghi cos'è successo?-
Faccio un respiro profondo, ho paura che mi prenda per pazza, ma devo dirglielo, in fondo l'ho trascinata a forza.
-Ecco vedi...- Chiudo gli occhi e mi immagino la storia fin dall'inizio. Non la guardo mentre parlo, fisso il sedile davanti a me, non voglio vedere la sua faccia. Ma lei tace, non dice nulla, non commenta. Ascolta, affascinata forse.
-....E' per questo che devo andare là, capito? Perché così lui si risveglierà. Apposta per stare con me.-
-E se non fossi partita?- Chiede, curiosa.
-Non saremmo mai stati insieme.-
-Ah.-
-Sono pazza?-
-No, solo un po' fuori di testa.-
-Ahah già.- Annuisco.

Il volo dura poco più di un'ora. Arrivate a Magdeburgo siamo totalmente disorientate.
“BILL!” Lo chiamo con il pensiero.
“Dimmi.”
”Hai fatto presto!”
“Ti sto seguendo da quando sei partita.”
“Cosa devo fare adesso?”
“Prendi un taxi e fatti portare all'ospedale. Dico a Tom che stai arrivando.”
Da lì non lo sento più. In macchina il panico sale al cento per cento, riempie il mio corpo.
Ci mettiamo solo un quarto d'ora. Ci lascia proprio davanti, è enorme e bianco scuro. All'improvviso mi ricordo che io ho paura degli ospedali. Ma lì c'è lui e non posso fermarmi ora.
“Aspetta! I medici non ti faranno entrare!” Lo odio quando salta su così all'improvviso.
“Cosa devo fare allora?”
“Sta arrivando Tom. Gli ho detto come sei vestita. Entrerete con lui.”
“Bill...Non vedo l'ora...” Ma lui era già in contatto con il gemello.
Saliamo sulla scalinata, a metà vedo Tom uscire, è proprio lui e mi sembra un miraggio. Mi tolgo lo zaino e lo passo a mia mamma. Gli corro in contro, lui è esitante, ma poi mi riconosce e quando mi butto tra le sue braccia scoppiando a piangere mi stringe a sé, come se mi conoscesse da sempre.
-Dov'è?-
-Nella sua camera.-
-Come sta?-
-Come sempre.- Ha il volto basso.
-Posso vederlo?-
-Si, vieni.-
-Mamma...- Mi volto. Lei mi guarda sorridendo, compassionevole.
-Vai, io ti aspetto qui.-
Entriamo, vicini, il mio cuore esplode di gioia ma ho paura di vederlo. Ho paura della mia reazione. Anche in ascensore stiamo vicini, posso sentire la protezione di Tom. Già dall'inizio del corridoio riconosco Georg e Gustav, gli altri saranno sicuramente i parenti. Sua mamma, Simone.
-Posso salutarli?-
Tom annuisce mentre loro ci vengono incontro. Io accelero il passo per buttarmi poi tra le loro braccia.
-Georg! Gustav!-
-Ciao! Ti aspettavamo!- Dice Georg.
Ma sono più attenta alle parole di Simone: -Chi è questa?-
E alla risposta di Tom: -Tranquilla mamma, è una nostra amica.-
-Vostra amica?-
-Si mamma, ma è una storia lunga. Ti spiegheremo tutto, promesso.-
-Ok, ma sappi che non mi piace.-
-E' qui per Bill mamma, ti prego fidati.-
Annuisce, ma mi guarda male, poi torna a sedere.
-Bill ci ha tanto parlato di te!!- Sussurra Gustav. Nessuno a parte noi è andato là... Su da lui.
-Gustav non urlare! Non vorrai farti sentire!-
-Scusa Tom!-
-Tom...- Chiamo la sua attenzione. -Per caso la tua mamma...Non vuole che io sia qui?-
-Mh? No tranquilla. È un po'...Diffidente diciamo. Ma vedrai che poi le passerà.-
-Non do fastidio?-
-Bill non ti avrebbe neanche chiamata!-
-Tom, devo chiederti un'altra cosa.-
-Tutto quello che vuoi.-
-Lui...Ecco....Lui non mi ha chiamata qui solo per....Come dire...Salvarlo, vero?-
-Stai scherzando mi auguro! Non ne sarebbe mai capace, figuriamoci da morto! Mezzo morto va beh...- Ride, è così sicuro.
-Ma...come facciamo a riportarlo qui?-
-Ecco...Dovrebbe riattraversare il ponte, stando ai miei calcoli.-
-Speriamo bene. Ora....Posso vederlo?-
-Ne sei sicura, vero? Fallo solo se ne sei sicura pienamente.-
-Si Tom, voglio vederlo.-
-Vieni.-
Mi prende per mano e lentamente mi guida fino ad un grande vetro. Però si ferma, vuole essere sicuro che io sia pronta.
-Per ora non ci è concesso entrare, forse più tardi.-
-Ok, sono pronta.- Ma forse anche no.
Tom mi guida fino al grande vetro, do le spalle a sua mamma.
Subito mi copro la bocca con la mano, scoppio in lacrime.
Lui è lì, steso sul letto, coperto da un lenzuolo bianco, coperto di tubi. Sta dormendo. È così angelico mentre dorme. Mentre lo fisso, qualcosa mi abbaglia. E' quella luce. Cedo, le mie gambe non mi reggono più, Tom e Gustav sono pronti a tenermi stretta. Ma io non mi ritrovo dall'altra parte. Sono ancora lì, tra le loro braccia e li sento parlare.
-Hey, che ti è successo?- E' Gustav.
-Te lo avevo detto.-
-Si lo so, ma io devo stare con lui Tom. Voglio toccarlo.-
-Non ora, non hai più forze. Vieni, siediti.-
Mi tira fino alla sedia.
-Falla sedere qui, cos'è successo?.- Chiede Simone mentre Tom mi fa sedere accanto a lei.
-Non lo so!- Mi fa aria con le mani.
-Tom! Tom sto bene!-
-Stavi per svenire!-
-Sarà stato il viaggio e la stanchezza e lo stress di tutto questo mese!- Torno a piangere.
-Dai, vedrai che si sistemerà tutto.- Tom mi accarezza la spalla, inginocchiato davanti a me.
Sono troppo stanca per continuare la discussione, mi appoggio alla spalla di Simone e chiudo gli occhi. Mi addormento subito, tanto da non pensare che Bill possa chiamarmi.
Comunque non lo fa.
Quando mi sveglio, accanto a me c'è anche mia mamma. L'ha chiamata Tom.
-Tesoro, come stai?-
-Adesso bene, ma quanto ho dormito?-
-Più o meno tre ore.- Mi sorride Tom, contento di vedermi un po' meglio.
-Bill?-
-Bill...Sta ancora dormendo.-
Mi alzo, barcollo un attimo, ma sono decisa. Avanzo verso il vetro, ci poggio il palmo della mano all'altezza del mio viso e rimango così, a fissarlo, non so per quanto tempo.
-Per favore non saltare...- Sussurro, sempre sperando che mi senta.
-Monica...- E' la sua voce, la sua mano si posa sulla mia spalla, leggera. Io mi volto, Simone mi sta sorridendo. Scusa se all'inizio ho pensato male di te, ma ho capito che per mio figlio, Bill, tu hai cuore. E Tom...Tom è così legato a te, anche se...Credo...Vi conosciate da poco.-
-Mi creda, da molto poco.-
-Puoi andare da lui.-
-Veramente?-
Il mio cuore esplode. Di gioia ma anche di ansia. Non vorrei cedere di nuovo.
Lei annuisce, io l'abbraccio e la ringrazio. Ma quando mi lascia, avvampo di paura. Sto per affrontare una cosa molto più difficile.
Lentamente entro, ho l'impulso di muovermi, per essere da lui prima. Nonostante tutto, mi fermo ai piedi del letto appoggiando le mani alla spalliera. Lo fisso, senza pensare. Ora c'è lui e basta. Muovo la mano destra verso la sua caviglia, ho paura che si svegli all'improvviso. Ho paura anche solo a toccarlo. Ma vado avanti e con la punta delle dita sfioro i suoi piedi, gli sfioro la gamba avanzando accanto al letto. Lo guardo e trattengo le lacrime. Gli sfioro il braccio, sotto al lenzuolo, fino ad arrivare al suo viso. È così morbido, liscio. È ancora così giovane. Gli accarezzo la fronte e i capelli, poi mi siedo. Sono goffa, chiusa in me stessa con la schiena. Le mani tra le gambe. E ancora lo fisso.
Non so se farlo o no. Ho paura di sbagliare. In quel momento ho paura di tutto.
Faccio un lungo respiro e prendo coraggio. Pian piano scopro la sua mano, ha ancora lo smalto. La stringo tra le mie, poco più piccole. È così magra, posso sentirne i lineamenti delle ossa. Gli accarezzo il dorso con l'indice e incrocio le mie dita nelle sue. So che gli altri mi stanno guardando, ma mi sembra di stare dentro una bolla, solo nostra. Mia e di Bill.

Il sonno mi rapisce ancora, incrocio le braccia sul materasso e ci appoggio la guancia.
La porta si apre.
-Hey, forse è meglio se andiamo a casa.- Tom mi posa le mani sulle spalle.
-No Tom, voglio stare con lui, ti prego. Voglio vederlo, voglio sapere quando torna. Me lo sento, tra poco mi chiama.-
-Come vuoi, ma devi riposare.-
-Si adesso dormo. Tom, voglio stare con lui.-
-Posso stare con te?-
-Si.-
Tom prende una sedia e si mette accanto a me, nella stessa posizione. Ci addormentiamo guardandoci semplicemente in faccia.
All'improvviso la luce bianca mi abbaglia, di nuovo, alla stessa maniera di sempre e mi ritrovo davanti a Bill.
-Cosa stai aspettando?-
-Aspettavo te!-
-Sono qui da ore!-
-Lo so, ma avevo bisogno di parlarti!-
-E non potevi farlo prima?-
-Ho provato a chiamarti da sveglia, ma non ci sono riuscito.-
-Allora non stavo svenendo!!-
-Ehm...No. Ma passiamo ad altro per favore? Dovremmo attraversare il ponte insieme.-
-Come insieme? Io non lo vedo!-
-Lo so, mi terrai per mano e quando saremo pronti io ti guiderò verso la fine del ponte.-
-Bill io ho paura, ma se ne sei sicuro...Mi fido.-
-Tranquilla, ce la faremo!-
-E allora andiamo!-
-Prima c'è una cosa che vorrei dirti.-
-Cosa?-
-Prima...Hai detto a Tom...Che hai paura che io ti usi come mezzo solo per tornare in vita.-
-Ah...Già...Tu senti i pensieri...-
-Si, ma c'è una cosa che non ti ho detto fin dall'inizio. Posso oltrepassare il ponte solo con chi mi dimostrerà vero amore.-
-Ah.-
-E' per questo che riesco a chiamarti, a sentire i tuoi pensieri, a mettermi in contatto con te. Perché io e te siamo fatti l'una per l'altro capisci. E se usciamo insieme di qui, non ci separeremo mai più.-
-Mi stai dicendo che tu...Tu provi qualcosa per me?-
-Da quando sono arrivato quassù, si. E non posso negarlo.-
-E allora perché ci hai messo così tanto a chiamarmi? Un mese!-
-Perché volevo conoscerti, volevo essere pronto al nostro primo incontro. Volevo essere sicuro che tutto sarebbe andato per il verso giusto. E adesso che so che il vero amore è ricambiato, non voglio più aspettare. Quindi...Vuoi passare il ponte con me?- Mi porge la sua mano.
Io delicatamente l'afferro e sorrido con gli occhi lucidi -Certo Bill, che voglio.-
Mano nella mano mi lascio guidare da lui che sa perfettamente come e dove muoversi. Io non vedo altro che cielo e nuvole, come quando ero sull'aereo.
-Eccoci, il ponte inizia qui.-
-Vedo solo una luce che cade.-
-Andiamo.-
Avanziamo fino a dove finiscono le nuvole. Sembra un precipizio nel vuoto.
-Bill, descrivimi la scena.-
-C'è un arcobaleno. Quello ci porterà nei nostri corpi.-
Faccio un altro passo, sento un'aria fresca e una certa forza che prova a prendermi.
-Oddio Bill, io sto andando. Vieni anche tu!.-
Non lo sento più. Sento solo la sua mano che lascia la mia e la forza che diventa sempre più forte.
-Bill ma che fai? Dobbiamo tornare giù! Ti aspettano tutti, Bill vieni!-
Mi volto, la forza mi sta tirando, io non riesco più a fare resistenza. Vedo Bill con le gambe ricoperte di vapore, si agita, le nuvole lo tengono stretto.
-Vieni e svegliami dalla morte.- Mi urla.
-Come??-
Ma ormai è troppo tardi.
Quando torno nel mio corpo sento un fischio ad intermittenza e Tom che cerca di svegliarmi. Apro gli occhi e vedo Bill, di fronte a me, in agonia. La macchina fischia all'impazzata.
-Tom, che succede?- Mi alzo rifugiandomi tra le sue braccia. Mi tira fino all'angolo della camera mentre entrano i medici.
-Non lo so. Stavi dormendo e all'improvviso le macchine iniziano a schizzare così.-
-Tom, che sta facendo? Perché non è tornato giù? Era ad un passo così dal tornare di qua!-
-Che stai dicendo?-
-Sto dicendo che mi ha chiamata! Stavamo per tornare di qua Tom, poi qualcosa ci ha separati!!-
-Non è possibile. Ci vuole il vero amore per tornare di qua!-
-E' colpa mia Tom.- Esplodo in lacrime, capisco il perché. -Forse non ero convinta delle sue parole! Anzi non lo ero, non ci credevo Tom capisci?-
-Perché no?-
-Perché mi sembra tutto così impossibile!-
-E allora vedi di fartelo sembra possibile, hai capito? Perché qui non si tratta di giocare!-
Mi lascia ed esce dalla stanza, arrabbiato. Io mi lascio cadere, seduta per terra, contro la parete.
-Signorina, sta bene?- Mi chiede un'infermiera.
-Si, si grazie.-
-Ok, comunque è tutto passato.-
Mi alzo. -Cos'è stato?-
-Niente di grave.- Si limita a dire.
-Mh...Posso stare con lui?-
-Certo.- Annuisce e poi va via.
Io torno a sedermi accanto a Bill, ha una faccia un po' più serena dopo l'intervento dei dottori. Preferisco pensare che fosse finita la flebo. Gli prendo di nuovo la mano e gliela accarezzo. Ma lui non si sveglia.
“Torna su, ti prego.” Lo sento parlare.
Allora mi metto giù, sempre tenendo la sua mano, e cerco di addormentarmi. È più difficile di quanto potessi immaginare. Provo a cantare, conto fino a cento, poi da cento a zero. Non accenno nemmeno ad aprire gli occhi, voglio solo addormentarmi.
Poi la luce bianca.
E Bill che salterella.
-Che stai facendo? Perché sei felice?-
-Perché sono riuscito a chiamarti anche se eri sveglia. Non hai opposto resistenza.-
-Si ma tu sei un imbecille nato, hai capito? Non puoi farmi questo! Insomma, perché non sei venuto giù?-
-Ma le hai viste le mie gambe?- Ancora ride.
-Ridi pure, ma intanto noi ci siamo preoccupati e Tom pensa che sia colpa mia! È arrabbiatissimo!-
-Colpa tua?-
-Si, non hai sentito il discorso?-
-Scusa, ero un po' impegnato a liberarmi dalle nuvole.-
-Bene, pensa che sia colpa mia perché io non ero convinta delle tue parole.-
-Non sei convinta del fatto che siamo fatti l'uno per l'altra?-
Annuisco.
-E così...Ne sei ancora convinta?-
Si avvicina, mi accarezza lo zigomo con l'indice e mi sposta una ciocca di capelli dietro all'orecchio. Così facendo sfiora il mio naso con il mio, piega il viso e posa dolcemente le sue labbra sulle mie. Sono morbide e calde, mi invitano a ricambiare. Mi sento travolta da una fiammata, incandescente. Vorrei che quel momento non finisse mai, ma Bill si sposta di qualche millimetro per parlare.
-Ora? Ora sei convinta?-
-Ora si.-
-Quindi possiamo andare.-
Annuisco, felice, serena e convinta più che mai.
Torniamo davanti alla luce bianca, ora veramente mi lascio guidare da lui. Mano nella mano attraversiamo l'arcobaleno, mi sembra di volare. Non vedo altro che nuvole e poi ancora il lampo di luce che mi abbaglia, questa volta abbaglia anche Bill.
Sento di nuovo il leggero fischiare delle macchine, vanno ad intermittenza, all'unisono con il suo cuore. Appena riprendo conoscenza sento una mano accarezzarmi i capelli. Si muovono solo le dita, è così fievole che quasi non si sente. Ma io me ne accorgono subito.
Apro gli occhi e alzo la testa, di poco, tanto quanto basta per accorgermi che Bill ha gli occhi aperti e mi sta sorridendo. È sveglio e sembra che stia bene.
Appena i familiari fuori se ne accorgono, entrano nella camera.
-Bill!!- Tom ci viene incontro, lo abbraccia. -Mannaggia a te, che spavento che ci hai fatto prendere!-
Lo salutalo, sono contenti. Simone piange. Georg e Gustav iniziano a salterellare.
Tom nel frattempo mi viene accanto e abbracciandomi mi sussurra -Scusa, per quello che ti ho detto prima.-
-Tranquillo Tom, è tutto passato. Ora dobbiamo pensare solo al futuro...-
-Tom...- Sussurra Bill. -...Potreste...Lasciarmi un attimo solo con lei?-
Tutti annuiscono ed escono, prima che arrivino i medici Bill mi tira verso il suo volto.
-Dimmi Bill.-
-Ora staremo per sempre insieme vero?-
-Per tutta la vita!-
-Grazie, per avermi salvato.-
-Bill, io mi sentivo in obbligo di farlo, lo sai. Sarei morta senza di te.-
-Ma ora siamo vivi tutti e due e siamo insieme. Questo è l'importante.-
-Bill, io ti amo.-
-Non ci crederai, ma ti amo anche io.-

***

We are falling deeper and deeper.


***

"No Yu, basta! Mi hai rotto!"
Uscii dal camerino sbattendogli la porta in faccia.
Era l'ennesima discussione. Almeno cinque volte su sette erano discussioni per cose stupidissime, le altre due erano per cose serie. Non c'era mai almeno una volta che qualcosa gli andasse bene. "Preferisci stare con le tue amiche.." oppure "..ma passi poco tempo con me, non ci sei mai!" Quando entrambi sapevamo che la sua celebrità avrebbe comportato tutto questo.
Uscendo, arrabbiata, incrociai Strify.
S "oh!" si fermò di colpo per non finirmi addosso.
I "scusa!"
S "niente. Che è successo?"
I "indovina.."
S "solita litigata?"
I "eh.." roteai gli occhi.
Ormai tutti sapevano dei nostri continui litigi. Era diventata un'abitudine, perciò non ci chiedevano nemmeno più il perchè avevamo litigato.
S "eh.." sbuffò "..non cambierà mai!"
I "lo so..ma che ci posso fare? Alla fine io ci sto bene con lui!"
S "io non so cosa dirti, credimi. Devi fare tu quello che ti senti di fare..Perchè, si io posso consigliarti, ma spetta sempre e comunque a te decidere!"
I "già, ma a volte non so nemmeno io quello che devo fare! E' così difficile parlare con lui. Si arrampica sugli specchi!"
S "ah quello lo so! Comunque hai ragione tu!" mi sorrise "e se hai bisogno di qualsiasi cosa, chiedi pure!" sorrise un'altra volta.
I "grazie!" sorrisi anche io.
Strify mi passò le braccia attorno alla vita stringendomi forte a sè. Io non sapevo cosa fare, non era mai successa una cosa del genere. Certo, mi era sempre stato così vicino, mi aveva aiutata ma mai niente di più.
Mi lasciò sorridente e con un "ci vediamo dopo!" proseguì lungo il corridoio entrando in una stanza, sicuramente per riscaldare la voce.
Mancava poco al concerto. Io e la mia migliore amica Giorgia lo avremmo seguito per intero dal backstage. Chi sa quante amiche che avremmo visto e quanto strano sarebbe stato. Loro nella folla e noi calme di fianco a loro.
Ma a proposito...Dov'era la mia migliore amica?
Avevano dieci minuti di tempo prima di salire sul palco e ancora non si vedeva nessuno. Mi affacciai dalle scale del palco per vedere quanta gente c'era. Le luci ancora accese, riuscivo a vedere le ragazze in prima fila e ad intuito capii che la sala era piena.
Dopo aver visto ciò corsi indietro lungo il corridoio incrociando Strfiy, Shin, Kiro e Romeo.
S "dove vai così di fretta?" sorrise.
I "a cercare la Giò!"
Sh "io l'ho vista entrare in quella porta..." ne indicò una alle nostre spalle.
K "tutti che hanno visto lei e nessuno che ha visto Yu?"
R "sarà andato in bagno! Lo sapete come fa.."
I "se lo vedo gli dico di sbrigarsi!"
S "grazie!"
Ripresi la corsa fino alla porta indicata da Shin. Guardandoci bene, molto bene, quella era la stessa porta da cui ero uscita io poco prima. Senza farci minimamente caso, di fretta l'aprii.
I "Giò sbrigati! Stanno inizian..." mi bloccai.
Su quel divano, dove poco prima ero seduta io, ora c'era lei sdraiata sotto di lui. Si stavano baciando. Con altrettanta fretta uscii dalla stanza lasciando socchiusa la porta. Non riuscivo a far liberare le lacrime, volevo solo che quella scena sparisse da davanti ai miei occhi. Raggiunsi gli altri ragazzi pronti per salire e in preda al panico per il ritardo di Yu.
K "L'HAI TROVATO????" lui soprattutto, non poteva suonare da solo con il basso. Mi strinse l'avambraccio.
I "è là, sta arrivando!" dissi quando sentii la porta chiudersi. Kiro lasciò la presa.
Dietro Yu c'era la Giò. Il mio cuore iniziò a battere troppo forte. Più di prima. Li guardai male e Strify capì subito.
S "è successo qualcosa?" mi prese le mani. Il mio cuore batteva sempre più forte. Perchè?
I "no, Strify, tranquillo. E' tutto a posto. Ora pensa solo a cantare e a far emozionare queste ragazze!"
S "lo farò...anche per te!"
I "ora vai! In bocca al lupo ragazzi!!"
Dopo gli auguri miei e della Giò, i cinque ragazzi salirono sul palco e la folla si animò.
Stavo raggiungendo le transenne per godermi tutto il concerto da più vicino e insieme alle altre, quando la sua mano mi fermò. La sua mano che, fino a quel momento, se mi aveva toccata lo aveva fatto solo per accarezzarmi.
G "aspetta, ti prego, posso spiegarti!" e quella sua voce così angelica che sapeva sempre come farmi stare bene. In quel momento mi stava solo facendo soffrire.
I "non c'è niente da spiegare! Quello che ho visto mi basta!" urlavamo per farci sentire.
Scrollai il braccio, in modo che lei potesse lasciarmi. Quando lo fece scappai subito sotto al palco, davanti a Kiro. Mi misi di fianco ad un bodyguard, che mi sorrise, e iniziai a cantare a memoria le loro canzoni. Poco dopo, disinvolta, mi passò di fronte la Giò che andò davanti a Yu. Lui le fece l'occhiolino. Non riuscii per molto a trattenere le lacrime, perciò proprio durante Angel in disguise iniziai a piangere. Strify mi guardava sorridente e allo stesso tempo preoccupato. Pensava fossi semplicemente emozionata -come le altre volte- ma sapeva che qualcosa era successo.
Piansi per tutto il resto del primo tempo. Quando uscirono per una breve pausa riuscii a trovare una piccola distrazione. Una ragazza dietro di me picchiettò sulla mia spalla. Mi asciugai le lacrime prima di girarmi.
"Ciao!" mi disse lei. Era alta più o meno quanto me, capelli lunghi fino ai gomiti, neri e cotonati, trucco altrettanto nero ma rovinato dal sudore. Forse l'unica che voleva realmente parlarmi.
I "Ciao!"
"Come ti chiami?"
"Monica..tu?"
"Mery..posso chiederti come mai sei dall'altra parte?"
I "eh perchè.." che potevo inventarmi? E poi mi sembrava così simpatica. Mentre stavo per dirle la verità, lei mi fermò.
M "ma io...io ti ho già vista da qualche parte.."
I "si..io.."
M "ma tu sei la ragazza di Yu!!" si alzò un gran vociferare attorno a noi.
I "ecco appunto!"
M "e com'è?" urlò.
I "dolce, carino..perfetto!!" dissi falsamente. Lui non era così. Ma se avessi detto l'incontrario avrei sicuramente combinato un gran casino.
M "e...come....?"
I "oooh si! Ci va giù pesante!" mentii anche qui. Non potevo nemmeno saperlo, non ci avevo mai provato e sapevo che mai sarebbe successo. Ormai era troppo tardi.
Restammo a parlare fino a quando rientrarono per cantare Silent Scream.
"All these memories, they come back when I'm asleep. You've taken my dreams. I don't need no fakes around me, all I want is you to be with me. Here I am..." Strify, mentre cantava, guardava me. "...All these words have lost their meaning, I just hope you hear my silent scream..." allungò la mano indicando l'infinito. E qui lasciò intendere molte cose. Forse anche troppe.
A fine concerto salutai Mery e tornai nel backstage. Senza minimamente pensarci mi buttai tra le braccia di Strify.
I "aaah bravissimi!!!"
S "ti siamo piaciuti?"
I "tantissimo!!" gli diedi un bacio sulla guancia. Lo diedi anche a Shin, Kiro e con fatica anche a Romeo. Mi mancava Luminor. Poi automaticamente sfiorai la guancia di Yu con le labbra. Sia lui che la Giò diedero un colpo di tosse e io mi allontanai.
Tutti ormai si erano dileguati nelle varie stanze per rinfrescarsi e riposarsi, tranne....Strify, che ancora mi stava appiccicato. Improvvisamente da dietro la sua mano sfiorò la mia, mi girai fissandolo negli occhi.
S "vieni.." mi tirò lungo il corridoio portandomi nella sala dove era entrato prima del concerto. Entrammo e lui richiuse la porta alle mie spalle.
I "che è successo?"
S "a me niente..A voi, piuttosto. Non vi siete abbracciati, baciati.. nulla!!"
I "Strify! Prima del concerto l'ho visto con la mia migliore amica!"
S "cosa?"
I "si, ed avevamo appena litigato!! Si è consolato in fretta eh!"
S "te lo stavo per dire io! Guarda, io non te l'ho mai detto per il semplice motivo che non volevo rovinare nulla. Ti volevo vedere felice e da quando stavi con lui lo eri molto di più.." lo fermai.
I "ero felice quel tempo...ma adesso?"
S "sbagliando si impara.."
Io cosa avevo imparato? O per meglio dire, cos'avevo capito? Avevo capito che alla fine Yu era stato solo uno sbaglio. Uno sbaglio che forse avrei rifatto altre cento volte, non di più. Avevo capito che ero stata con Yu solo per il gusto di vedermi più grande e sicuramente realizzata. L'euforia può far fare grandi cose ma di cui, a volte, ce ne pentiamo. Questa. Ma avevo anche capito altre cose totalmente diverse. Grazie a questo sbaglio avevo capito che forse Yu non mi era mai piaciuto veramente, ma solo per gioco. Invece, avevo capito che al posto suo mi era sempre piaciuta un'altra persona. Un'altra persona diversa da lui. Quella persona era davanti a me in quel preciso istante. Mi stupì però il fatto di come lo avevo capito. Solo grazie a quel concerto. A come era vestito, truccato. Alla scenografia, ai gesti che faceva. Alla sua voce che solo lì avevo capito quanto diversa fosse.
Non ci pensai su più di mezza volta. Gli buttai le braccia attorno al collo così come avevavo fatto appena sceso dal palco. Al contrario però di quando gli diedi un bacio sulla guancia, gli posai direttamente le labbra sulle sue. Immediatamente iniziai a pensare di non aver fatto la cosa giù giusta. Però....Sbagliando si impara!
Ma, evidentemente, non avevo sbagliato. Passò le braccia attorno ai fianchi stringendomi fino a farmi mancare il fiato. Da lì l'iniziativa fu tutta sua. Mi spinse fino al divano facendomici prima sedere e poi, mano a mano che si piegava, mi fece sdraiare appoggiata al bracciolo. Quel semplice sfiorarsi delle nostre labbra improvvisamente si tramutò in qualcosa di più complesso. Più vivo. Più emozionante. Attraente. Più intenso.
Allora no, non avevo minimamente sbagliato nulla. Non avevo nemmeno l'intenzione di fermarlo. Non ero più me stessa.
Le sue mani, come le mie, iniziarono a sudare e a scivolare su tutto il mio corpo. La guancia, il collo, la spalla, il petto. La pancia. Anche qui, la sua mano scivolò un pò più giù proprio sotto la maglietta. Improvvisamente l'aria che ci circondava diventò calda. Bollente. Incandescente.
La tirò su tutta, ma non servì a prendere un pò di fresco. Le mie mani sui suoi fianchi fecero lo stesso. Tirai su la sua maglietta argentata.
Non era ancora il "sul più bello", ma fummo interrotti lo stesso dalla porta che si aprì di colpo. Ne entrarono Yu e la Giò mano nella mano ridendo. Rimasero immobilizzati nel vederci. Noi invece ci tirammo immediatamente su sistemandoci le magliette.
Yu, da bravo sboccato che è, esordì tranquillamente "vedo che ti sei consolata in fretta."
Io troppo timida per replicare, mi feci sostituire da Strify "tu cosa pensi di aver fatto?"
Y "stai zitto! Non sono affari tuoi!"
S "e perchè non dovrebbero?"
Y "perchè non è la tua ragazza!"
I "nemmeno la tua!" intervenni automaticamente.
S "chi te lo dice?" riferito a lui.
Colpita al cuore, lo guardai interrogativa. Strify mi fece l'occhiolino.
Y "lo dico io."
I "però te la sei fatta la mia migliore amica eh!"
G "ma ci siamo ritrovati così, per caso!"
I "vedo da chi hai imparato ad arrampicarti sugli specchi, allora!"
Y "grazie!"
I "prego." iniziavo a scaldarmi di fronte alla sua prepotenza.
S "perciò?"
I "te lo dico io.."
G "sentiamo.." sbuffò.
I "visto che a quanto pare ci siamo messi le corna a vicenda..e visto che io ho scoperto che mettermi con te è stato il più grande errore della mia vita.."
Y "e perchè lo hai fatto allora?"
I "perchè stavo cadendo in profondità..ma grazie a questo errore ho scoperto di amare lui.." diedi la mano a Strify "...facciamo che tra me e te non è esistito nulla e che io adesso sto bene con lui""
Y "e io sto bene con lei.."
I "a posto allora!"
Y "è stato un piacere."
I "anche per me."
Y "ciao."
I "ciao."
S "ciao."
G "ciao."
Ancora per mano si girarono e uscirono dalla stanza.
S "che stronzo!"
I "sai cosa me ne frega? In fondo io desideravo solo te." gli misi le braccia attorno al collo.
Pochi istanti dopo rientrarono, Yu esclamò "dobbiamo andare." uscì poi subito.
Passammo la nottata in albergo. Dopo cena, passata per lo più in silenzio, Strify mi portò nella sua stanza.
S "arrivo eh."
I "si si."
Uscito dalla camera, per fare non so cosa, appoggiai la borsa sulla sedia e ne tirai fuori il mio mp3. Lo accesi e per srotolare le cuffiette mi sdraiai sul letto. Con la schiena appoggiata al cuscino iniziai ad ascoltare Deeper and Deeper. Strify non tornava, così l'ascoltai almeno altre due volte.
Quando la porta si aprì.
S "eccomi.." entrò chiudendoci dentro con la chiave.
I "dove sei stato?" tolsi una cuffia dall'orecchio.
S "un attimo giù a decidere delle cose con il gruppo..Tu che hai fatto durante la mia lunghissima assenza?" ridemmo.
I "ho ascoltato una canzone.."
S "così lunga?"
I "ma no scemo!! E' sempre la stessa ripetuta!"
S "aaah e quale?"
I "vediamo se la conosci.." gli misi la cuffietta all'orecchio spingendola per farla stare ferma.
S "ahia oh l'orecchio è mio!!"
I "eh scusa ma ce l'hai troppo piccolo, non ci sta!"
S "ah si, mi sembra di averla già sentita.."
I "bella eh?"
S "ovvio!"
Tornai silenziosa, cantando la canzone solo con le labbra. L'ascoltammo un'altra volta, prima che Strify tornasse a parlare "Questa è la spiegazione che hai dato a Yu, vero?"
I "si.." alzai lo sguardo verso di lui.
S "in realtà..io vorrei darle un altro significato."
I "quale?"
S "ascolta solo certe parole..I'm trying to find what is your secret, I don't know.."
I "il mio segreto..è che alla fine mi sei sempre piaciuto tu!"
S "We can obscure desire..As it grows..."
I "no, non possiamo oscurare il desiderio, non più..per questo mano a mano che cresceva noi lo abbiamo capito!"
S "e allora...perchè avremmo dovuto andare in profondità in questo?"
I "perchè sappiamo cosa vogliamo!"
Mi accarezzò la guancia, lasciando cadere la cuffietta. Si tolse la sua per venirmi sopra. Mi diede un bacio, un altro ancora e tanti altri a seguire. Fino a farlo diventare molto più di un bacio. Solo in quel momento mi accorsi del suo piercing gelido che raffreddava le mie labbra.
Come quasi un'ora prima, le sue mani iniziarono a scivolare su tutto il mio corpo. Non c'era la minima intenzione di fermarlo. Mi alzò la maglietta, io la sua e mentre mi accarezzava i fianchi nudi gli slacciai la cintura. Capì che volevo andare oltre. Mi tolse la maglietta tirando poi su la minigonna in cotone grigio. A questo punto gli sfilai completamente i pantaloni neri, il resto fu poi automatico.
Tutto ciò era quello che avrei dovuto fare con Yu, per poi poterlo raccontare anche a Mery. Cosa che mai era successa. Non volevo rovinare il momento pensando al mio ex. Ero con Strify. Lui che avevo sempre tenuto all'oscuro dei miei più profondi desideri. Strify, che mi stava cambiando. Strify, che mi aveva fatta cresce. In quel momento.
Era tropo preso, tanto da smettere di baciarmi. Abbassai lo sguardo sulla mia pancia, quando non veniva sfiorata da quella di Strify riuscivo a vedere come fosse poco più gonfia del solito. Improvvisamente mi venne un'idea. Strana. Bizzarra. Forse una voglia esagerata, soprattutto per l'età che avevo. Diciassette anni. Una voglia che, se fosse stata soddisfatta, avrebbe portato troppe complicazioni nella vita di entrambi.
Sentivo che si stava per spostare. Gli strinsi ancor più i fianchi implorandolo "no, non ti fermare."
"ma...io...." ansimava.
"no, Strify. Non lo fare, ti prego!"
Mi ascoltò. Forse anche perchè non aveva le forze di spostarsi. Non si fermò fino a quando anche io fui più rilassata e sciolta.
Di lì a poco ci addormentamo. Durante tutta la nottata qualcosa stava cambiando, ma i risultati finali si videro solo dopo un mese.
La fine di un altro concerto, in Germania.
S "amore, com'è andata?" eravamo ufficialmente fidanzati da quella notte.
I "bravissimi, come sempre!" lo dissi diversamente dalle altre volte. Non c'era più lo stesso entusiasmo.
S "hey, che succede?" mi tirò su il viso con l'indice sotto al mento. Piangevo. "Tesoro è successo qualcosa? E cosa sono questi fogli?" me li prese di mano.
I "Strify, oggi...quando ti ho detto che dovevo andare a comprare delle cose..in realtà...sono andata dal dottore.."
S "a far cosa? E' grave??"
I "non lo so...Strify, io sono incinta."
S "in...incinta?"
I "si, e il padre sei tu!" si mise le mani tra i capelli.
S "ci mancherebbe solo che fosse qualcun'altro!"
I "Dio ti giuro...non lo sapevo!!" iniziai a singhiozzare tra le lacrime che sgorgavano a dirotto "io non voglio abortire!!"
S "vieni qui.." mi strinse forte al suo petto "tranquilla, non ti preoccupare. E' nostro figlio!"
I "quindi non sei arrabbiato?"
S "sorpreso si! Ma arrabbiato assolutamente no!"
Da lontano, Yu aveva assistito a tutta la scena.
G "ohi.." gli cinse il braccio con il suo.
Y "dimmi.."
G "che hai fatto?"
Y "niente, tranquilla.."
G "andiamo.."
Si girarono per andare fuori. Guardai Yu, era evidente, c'era rimasto male. Non so quanto, ma c'era rimasto male.
Pian piano i giorni passavano e lentamente la mia pancia cresceva. Con lei anche la creatura che portavo in grembo.
Non potevo più tenerlo nascosto a nessuno. Nè agli altri ragazzi, nè soprattutto ai giornali.
Ormai in giro si vedevano solo foto con me, Strify e la nostra pancia tonda. Non potevo assolutamente lamentarmi per questo. In fondo ero felice e da quando ebbi compiuto i diciotto anni lo fui ancor di più: ero libera. Libera di stare con il ragazzo che amavo e di diventare mamma.
L'estate doveva ancora arrivare, ma le alte temperature qui in Italia si facevano già sentire. Così, per la presentazione del nuovo album, restammo fermi una settimana dove passammo la maggior parte del tempo al mare. I ragazzi in acqua, io su una sdraio, la Giò su un'altra. Due ombrelloni più in là.
G "rompo?" mi si avvicinò, sedendosi sulla sdraio di Strify.
I "no.." continuavo a fissare l'orizzonte con le mani sulla pancia.
G "sai da quant'è che non parliamo?"
I "nove mesi?" la guardai.
G "si...non ti da dispiacere questo?"
I "neanche un pò.." tornai a fissare lontano, il mare.
G "nemmeno se ti chiedessi scusa.."
I "potrei pensarci.."
G "ormai sono nove mesi!! Tu hai il tuo fidanzato, io il mio...siamo felici tutte e due così! Tu stai anche per avere un figlio!!"
I "questo non perdona ciò che hai fatto..."
G "senti, io non riesco ad essere falsa con te...è stato Yu! E' stato lui, lui ha preso l'iniziativa di tutto!!"
I "però tu ci sei stata.."
G "perchè mi aveva stretta..e per quanto mi divincolassi, lui non mi lasciava!"
I "e perchè non glielo hai detto?"
G "bè perchè....sono rimasta colpita!!"
I "si certo..."
G "va bè che ti costa metterci una pietra su?? Ci siamo rifatte la nostra vita!! Ma non ti manca qualcosa? Qualcosa che prima avevi e adesso non hai più? A me troppo....e solo per cosa? Per una cazzata quando eravamo ancora bambine..."
I "LO AVETE FATTOOOOOO?????" di scatto mi girai verso di lei, stupita.
G "ehm...si....lo stesso giorno vostro..."
I "e me lo dici oraaaa???"
G "quando avrei dovuto dirtelo??"
I "SUBITO!!!!"
G "ahah ma se non mi guardavi nemmeno in facciaaaa!!"
I "chi se ne frega!!!!! Oddio e....com'è??"
G "Madonna mia....cèèèè tu non sai come c'è andato giù pesante!!"
I "aaaah Giòòòòò!!! Da te poiiiii!!!!"
G "eh bè oh...il mio stallone!!!" fece il verso di mangiarselo.
I "ahah non sei cambiata per niente!!"
G "pace?"
I "pace!!" per quanto potevo tirarmi su, l'abbracciai fortissimo.
Per fortuna eravamo arrivate in tempo, così quando nacque la piccola avevo anche lei al mio fianco.
Si, era un femmina. Non ce lo eravamo fatto dire fino all'ultimo. Decidemmo così di chiamarla Desiree.
Y "guardate, è uguale allo zio Yu!"
S "ma taci che la spaventi!!!"
I "sssh...è tutta sua mamma, guardate che bella!!"
In realtà assomigliava solo a Strify.
E fu così che vissero tutti felici e contenti.

***

Il nostro più grande sogno (but I don't wanna know if...)


***

Siamo lì.
Dopo due anni finalmente siamo lì.
Non abbiamo fatto altro che aspettare e desiderare questo giorno.
Tante volte abbiamo avuto l’opportunità, ma sempre per qualcosa…Non era stato possibile avverare il nostro più grande sogno.
Incontrarli.
Appena quattro mesi prima comprammo il biglietto, per essere sicure di non trovare il tutto esaurito. Naturalmente lo comprammo insieme.
Ora siamo in viaggio per Cervia.
Questo non è il nostro primo concerto insieme, è il nostro primo loro concerto.
Eravamo così euforiche, ma così tranquille dentro.
Ero sicura che avrei avuto i miei soliti attacchi d’ansia, eppure ancora stava andando tutto bene.

Arrivammo poco prima dell’ora di cena.
Maledetta scuola.
Ritirammo il numero per non perdere il posto in fila (scritto con un pennarello sulla mano) e tornammo in coda.
Non saremmo mai state davanti.
Non li avremmo mai visti da così vicino.
Ma potevo consolarmi pensando che molte ragazze non potevano essere lì come me.
Eppure sapevo che avrei fatto l’impossibile per vederli.
Mangiai si e no…forse…mezzo pacchetto di cracker.
E quello bastò per tutta la serata.
I piedi ormai non ci reggevano più, le gambe iniziarono ad appesantirsi. Così ci sedemmo per terra.
Come toccammo il terreno, le ragazze davanti a noi si alzarono dopo che da davanti arrivarono delle urla.
Ci stavano facendo entrare.
Una volta che ci strapparono il biglietto, iniziammo a correre anche se il posto era piccolo e c’era poca gente.
Ci trovammo in quinta fila, sulla destra del palco.
No, non vedevo nulla.
E iniziai a pentirmi di non aver saltato un giorno di scuola.
Ogni tanto quelli davanti si spostavano, così un passettino per volta riuscimmo ad avanzare.
Ma ancora non mi bastava.
“ma se noi facciamo finta che una nostra amica sta là davanti?” sussurrai.
Francesca, convinta che sarebbe servito a qualcosa, mi chiese “e come?”
“Facciamo finta di parlarle al telefono!”
“Vai, vai! Ci sta!!”
Presi il cellulare dalla borsa e feci finta di cercare il numero, altrettanto falsamente salutai qualcuno di inesistente “Giada! Giada dove sei? Eh? Non ti sento! Cosaaaa???” Mentre parlavo andavo avanti, superando la fila davanti.
“Ok, ok ora ti raggiungo!”
Con questo sistema arrivammo in seconda fila.
“Ora ci vuole solo qualcuno che inizi a spingere.” Disse Francesca.
“Oh bè, qui è già tanto!”
Ma potevamo avere di più.
L’attesa fu tanta, anche quando entrò il gruppo di supporto.
L’ultima volta che guardi l’orologio segnava le dieci e un quarto.
Quando pochissimo dopo…Le luci si spensero un’altra volta.
Automaticamente tutti iniziarono ad urlare.
Io no.
Io iniziai a piangere con sbraiti troppo forti. Io iniziai a sbattere i piedi per terra e a piegare la testa all’indietro dal troppo dolore che provavo…dentro.
Quel dolore di averlo lì, a pochi passi, e di non poterlo toccare.
Quel dolore che forse non ero l’unica a provare.
Dopo poco mi strinsi le braccia attorno alla pancia, da quanto stavo male ero piegata in due.
E forse lui nemmeno se ne rendeva conto.
Appena passate le prime quattro canzoni, le ragazze davanti si allargarono lasciandoci così via libera.
Sentivo il freddo della transenna congelarmi lo stomaco.
Lui era ancora più vicino, sempre più grande. Lo vedevo in ogni suo movimento, perfetto. Potevo vederlo alzare gli occhi verso il cielo, o scatenarsi per divertirsi e farci divertire.
Volevo toccarlo.
Non me ne sarei andata da lì finché non lo avessi fatto.
Mi tirai su in punta di piedi aggrappandomi alla transenna per non cadere e allungai il braccio verso di lui.
Chiamai così la sua attenzione. Ero la più alta di tutta la fila.
Si girò, intenerendosi subito. Non so come, avrebbe dovuto più che altro pensare che fossi una pazza psicopatica. Invece no. Alzò l’angolo della bocca, continuando a cantare.
E questo, forse, già mi andava bene.
Tutto peggiorò quando partirono le note di Touching and Kissing.
Iniziai a piangere lacrime che mai in vita mia avevo pianto.
Erano irrefrenabili.
Ancora una volta, dopo il primo ritornello, volevo toccarlo. Sentire almeno per un secondo il suo corpo fondersi con il mio.
Ancora una volta, mi alzai reggendomi alla transenna ormai diventata calda.
Ancora una volta, attirai la sua attenzione.
Ancora una volta, l’angolo delle sue labbra si alzò in un sorriso perfetto. In un sorriso che provava compassione, forse.
Il suo braccio si allungò, come il mio, per poi sfiorarsi le nostre mani.
Tornai giù, soddisfatta.
Le lacrime cessarono.
Durante la pausa e dopo essermi calmata, alla pata venne un lampo di genio.
“Ma il cartellone, visto che siamo qui e ancora non lo abbiamo aperto…Non puoi attaccarlo alla transenna?”
“Ho preso lo scotch apposta!”
Aiutata da lei, stendemmo il cartellone sperando che a qualcosa sarebbe servito.
Uscì Yu senza maglietta e qui ripresi l’agonia precedente.
Uguale.
Ancora di più quando rientrò Strify.
Mentre intonava My Obsession, notò qualcosa che prima era diverso.
Il cartellone per l’appunto. Sorrise di nuovo.
Una volta rientrati anche gli altri, e siccome il cartellone era rivolto anche a Kiro, la pata si impegnò per farsi notare. Alla fine lo aveva a pochi centimetri.
Anche lei si alzò in punta di piedi verso di lui, riuscì a strappargli uno sguardo e un cenno con la testa.
Ma a lei non bastava.
Agitava ancor più la mano e una volta finito il concerto, prima di fare ben due inchini tutti abbracciati, Kiro si avvicinò al bordo del palco, piegandosi verso di lei e posandole il plettro in mano. Gliela strinse forte per fargliela chiudere.
Io invece, tra un singhiozzo e un altro, mentre Strify stava per uscire un’ultima e definitiva volta, riuscii a lanciare l’urlo più forte che avevo fatto quella sera. Non so quanto forte lo sentì, ma si girò e mi fece l’occhiolino con un cenno positivo di testa.
Cosa voleva dire?
Impossibile far fermare le lacrime, anche dopo che –forse- mi aveva tranquillizzata.
“pata..Pata calmati…è finito tutto!” mi prese sotto braccio.
“appunto!! Appunto che è finito tutto!!” piegai la testa all’indietro “io lo vogliooo!!” urlai. Le ragazze attorno mi guardarono, sbigottite.
“andiamo fuori..vieni…hai bisogno di un po’ di aria!”
“no no no no! Ho bisogno di lui!”
Puntai i piedi per terra, lei mi tirò per il braccio.
Passammo davanti alle transenne che chiudevano il passaggio tra il palco e i camerini. Un bodyguard lì accanto richiamò con un colpo di tosse la nostra attenzione. Ci girammo verso di lui, spiazzate, e lui ci fece segno di guardare alla sua destra. Dietro al muro del corridoio si nascondeva qualcuno.
Qualcuno che conoscevo bene.
Quel qualcuno ci fece cenno con la testa di avanzare. Io e la pata ci guardammo intorno, ormai tutte le fans erano uscite. C’erano solo alcuni ragazzi entrati per la festa successiva.
Ci avvicinammo così all’angolo, io sempre più agitata.
“Ciao!” disse guardando prima una, poi l’altra.
“Ciao!” gli rispose la pata.
Io non riuscivo a smettere di disperarmi.
“pata calmati, è qui!”
“lo voglioooooo!!!”
“scusala eh, è un po’…scossa…”
“me ne sono accorto..Vieni dai!”
Prese il mio polso, liberandolo dalla stretta della pata e mi tirò più verso le transenne. Senza capire nulla di quello che succedeva, mi ci sedetti sopra scavalcandola. Così anche la mia amica, leggermente più tranquilla. Appena sentii il terreno sotto i miei piedi, capii che ero dall’altra parte, capii che ero libera. Chiudendo gli occhi mi buttai al suo collo urlando e piangendo. Lui ricambiò l’abbraccio.
“oh Dio mio! Non è possibile! Non sei tu! Non è vero! Non sono qui! È tutto un sogno!”
“hey tranquilla, tranquilla per favore…calmati! No, è tutto vero…Sono io in carne ed ossa. Puoi anche darmi un pizzicotto se non ci credi!”
“ma quale pizzicotto! Io casomai ti bacio!!”
“eccola, si sta riprendendo eh!” disse lei, alludendo al fatto che stavo tornando a parlare maliziosamente.
“dai venite di là…avete bisogno di riposare!”
Ancora abbracciata a Strify, e la pata affianco a lui, ci accompagnò nella loro stanza.
“ok, torno a stare male.”
“e io con te!”
Si alzò Kiro con una lattina di coca cola in mano “tu devi essere la ragazza del cartellone..”
“eh si…ormai è diventato famoso!”
“posso rivederlo?”
“oh…si…si certo che si…” glielo porse “puoi anche tenerlo se vuoi…Se volete!” guardò anche Strify.
“birraaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!” reclamai.
Mi vidi arrivare sotto il naso almeno tre bottigliette bevute da persone diverse. Scelsi quella utilizzata da Strify e gliela finii.
“avevi sete?”
“chi? Io?”
“si, avevi sete…Ci sono i vostri genitori fuori, che vi aspettano?” bè…passa da un discorso all’altro così?
Prese parola la pata “no, certo che no! Siamo sole…io e lei!”
Saltò su Yu “si ma tra un po’ dobbiamo andare!” quasi mi sentii svenire. Automaticamente mi ressi alla spalla di Strify.
“hey, calmati, è solo Yu!” poi tornò a rivolgersi a lui “non prima di aver fatto una cosa…”
“ok, noi ti aspettiamo qui, vero…?” Kiro guardò la pata.
“ehm…Francesca!”
“ecco…vero Francesca?”
“verissimo! Ah comunque lei è Monica eh..”
Ormai quasi ubriaca dopo aver bevuto più di tre quarti di lattina di birra a stomaco vuoto risposi “eh si eeeh!!”
“bene…ora possiamo andare…” mi cinse le spalle e uscimmo dalla stanza.
“dove mi porti?”
“ di qua..”
Entrammo nella stanza affianco. Strify chiuse la porta a chiave. Si slacciò la cravatta rossa e me la legò attorno alla nuca.
“Strify…”
“quante dita sono?”
“eh si…mi hai chiuso gli occhi con sto coso!”
“bene…”
“Strify…cosa vuoi fare?”
“tu puoi chiamarmi Seb…”
“ok ma…mi dici cosa vuoi fare?”
Sentii la sua mano sfiorarmi la guancia, spostandomi il ciuffo biondo che come lui avevo tinto. Iniziarono a tremarmi le gambe, ma non per la stanchezza di stare su degli stivaletti con il tacco. Iniziai ad aver freddo, ma non per la mini gonna grigia che portavo.
Per la sua mano che sfiorò il mio collo, poi la spalla e poi il braccio scoperto. Avevo su solo un corpetto nero contornato da pizzo rosso. Sfiorò anche quello, scendendo su tutto il mio fianco.
“Strify…ehm…Seb…cosa sta succedendo?”
“ssh…non preoccuparti..” sentii improvvisamente il suo respiro sulle mie labbra. E se stavo iniziando ad avere paura? Ma no, era quello che avevo sempre desiderato!
Sfiorò anche l’altro fianco, stringendomeli poi con entrambe le mani. Lentamente mi spinse all’indietro fino a che non fui fermata da qualcosa alle mie spalle. Ancora stringendomi i fianchi, mi fece piegare, seduta su un morbido divano in pelle.
“posso togliermi almeno la bandana?”
“solo un attimo…”
Mi sfiorò la guancia con il naso. Il suo respiro era caldo, il mio si faceva sempre più veloce. Aumentò anche quando la sua fronte si posò delicatamente sulla mia, facendomi sdraiare appoggiata al bracciolo. Era sdraiato su di me, mi sfiorò anche la coscia sistemandosi così tra le mie gambe.
Non capivo più nulla.
“ora posso togliertela..” mi alzò di poco il viso, slacciando la cravatta e sfilandola la buttò a terra. La scena mi fu subito chiara così come me l’ero immaginata.
Lo guardai un’ultima volta prima che si abbassasse nuovamente su di me, sfiorando questa volta il mio naso con il suo e inclinando poi il viso di lato.
No, non lo stava facendo veramente.
Si, aveva posato dolcemente le sue labbra sulle mie. Il piercing freddo.
Il mio cuore ormai non batteva più.
Improvvisamente mi venne in mente My Obsession e iniziai a cantarla nella mente. Forse per non pensare a quello che stava accadendo.
Impossibile.
Perché quella canzone mi faceva venire ancora più voglia di averlo.
Senza pensarci mi aggrappai ai suoi fianchi. Lui trovò la lampo del corpetto e lo slacciò. A quel punto non potevo più rifiutare niente.
Anche perché spostò le sue labbra dalle mie andando così a sfiorarmi il collo. Strify mi baciava il collo. E io iniziavo a sudare.
Iniziò a strusciarsi sulla mia pancia mentre scendeva baciandomi il petto e io cominciai a credere che quel cartellone non avrei dovuto farlo.
Oh pata…ma dove sei? Perché non mi aiuti?
Cominciai anche a credere che quest’occasione non sarebbe più tornata. Mai più. Perciò dovevo andare avanti. E ci andai senza esitazioni alcune. Era diventato tutto così automatico, ormai eravamo in simbiosi…io e lui.
Mi venne in mente Toyz, la canzone. E allora capii che quello che avevo sempre voluto, ora era tra le mie mani.
Strify non voleva perdere tempo, eppure io cercavo le sue morbide labbra. Le posò di nuovo sulle mie, socchiudendole. Stavo baciando Strify.
E di questo se ne approfittò.
Mentre ero intenta a baciarlo, lui mi sfilò le mutandine.
Qui non resistetti. Lo strinsi ancora più forte.
Mentre ancora lo stringevo e lo abbracciavo, lui si slacciò i pantaloni tirandosi giù anche i boxer.
Si posò nuovamente e dolcemente su di me. Qui sussultai e iniziai ad ansimare.
“…I will make your wishes come true…” mi sussurrò cantando all’orecchio.
“ripetimelo.”
“…I will make your wishes come true…”
Cantò quella frase fino alla fine. Fino a quando la presa delle mie unghie nella sua pelle si allentò.
Nel frattempo, la pata era ancora nelle mani di Kiro. O dovrei dire….tra le braccia di Kiro?
Eh si, perché entrambi erano seduti sullo stesso divano in pelle nera. Kiro sotto, lei in braccio a lui a cavalcioni. Si guardavano in faccia.
Lui teneva in mano un fazzoletto con qualche ciliegia sopra.
La pata ne prese una e la mangiò. Kiro ne prese ben due attaccate, gliela mise davanti alla bocca e insieme le mangiarono sfiorandosi così i loro nasi. Lei ne prese un’altra e la passò sul labbro inferiore di Kiro, poi se la passò sul suo labbro e la mangiò. Lui prese l’ultima, la sistemò tra le labbra e si avvicinò alla pata. Lei per tutta risposta morse la metà rimasta fuori, sfiorando così le labbra di Kiro. Subito fu invasa da mille farfalle nello stomaco e un brivido ghiacciato le percorse la schiena.
Kiro, con ancora le mani sui fianchi della ragazza, si sporse un po’ dalle sue spalle chiamando Yu “mi passeresti quel bicchiere?”
“quale? Questo?” strinse un bicchiere in plastica.
“proprio quello!”
“ma è vuoto!” si alzò per portarglielo.
“io non direi…”
La pata lo guardò. C’era solo ghiaccio.
Kiro ne prese fuori un cubetto e partendo dalla spalla glielo passò su tutto l’incavo del collo arrivando fino al mento.
“Kirooo è freddissimo!”
“però ti piace!”
Lei piegò la testa all’indietro, in segno di risposta positiva e incitandolo a continuare.
Lui ne prese così fuori un altro e dal mento arrivò fin dietro al collo. Gocce d’acqua fredda correvano lungo la pelle delicata di Francesca, fermandosi poi quando incontravano i vestiti. Lei appoggiò il petto contro quello di Kiro, ancora seduta a cavalcioni su di lui. Lui per tutta risposta passò le braccia attorno alla sua vita e dopo aver preso un altro cubetto di ghiaccio glielo passò sulla gamba accarezzandola. Fu automatico il suo iniziare ad ansimare. Lo fece anche con l’altra gamba.
“Scusa…potresti venire un attimo?” Kiro, vedendo che la situazione si stava facendo pesante, si alzò prendendole la mano senza farla rispondere. Lei si alzò dalle sue gambe e ancora per mano uscirono dalla stanza richiudendo la porta.
“Che…che succede?”
“Senti, io non sono come Strify…volevo che questo ti fosse chiaro. Mi hai colpito subito, però mi dispiace…Non posso realizzare quel tuo sogno…”
“Ah…ehm…Kiro…Non…Non importa, tranquillo! Io ci ho provato…ma già tutto questo mi va bene…”
Lui la interruppe posando l’indice sulle sue labbra “Ssh..penso che possiamo andare un po’ oltre…Penso che il tuo sogno si possa avverare a metà…”
“Cos..” provò a chiedere spiegazioni, ma fu fermata un’altra volta. Ora, al posto dell’indice, sulle sue labbra erano posate delicatamente quelle di Kiro. Entrambe si schiusero di poco, scambiandosi così un lungo bacio. Quello che lei aveva sempre desiderato. Le mani del giovane ragazzo le accarezzavano la schiena ancora bagnata, quelle di lei invece erano avvinghiate attorno alla sua vita. Non voleva lasciarlo. Non dopo quello che aveva fatto.
Dolcemente, Kiro si spostò di poco da lei “Forse non voglio lasciarti andare…”
“Ooh Kiro… tu non sai…non puoi nemmeno immaginare come…” la voce le tremava, l’emozione era talmente forte che piccole lacrime rigarono il suo viso. Le prime di quella nottata.
“Ti prego, non fare così…Non voglio che stai male!”
“E’ che…che questo è quello che ho sempre desiderato…e ora è diventato realtà…però se penso che non tornerà più…Oh Kiro perché è tutto così difficile?”
“Senti facciamo una cosa…Non voglio lasciarti così, anzi…non voglio lasciarti proprio! Ma ognuno ha la sua vita da portare avanti e..chi lo sa..forse un giorno le nostre vite si incontreranno di nuovo! Perciò, se può farti piacere…Io ti lascerei il mio numero di telefono…”
“Stai scherzando mi auguro!”
“No, perché dovrei?”
“E perché a me non dovrebbe fare piacere?” alzandosi di poco in punta di piedi, gettò le braccia attorno al collo di Kiro, stringendolo fortissimo.
Dopo essersi scambiati i numeri di telefono, e dopo essersi anche scattati una foto insieme, alcuni signori dello staff li vennero a chiamare.
Mentre io e Strify stavamo uscendo.
“Dobbiamo già andare?” disse lui, con un po’ di dispiacere nel suo tono di voce.
Tutti, stanchi morti, risposero di si.
“Dobbiamo già andare.” Disse calmo a me.
“Strify, io non voglio lasciarti!” mi buttai attorno alla sua vita.
Lui, accarezzandomi i capelli disse “Tranquilla, ci rivedremo presto.”
“Ho paura che un giorno…che forse tu ti dimentichi di me…”
“Non potrei mai. Dopo quello che c’è stato tra di noi…”
“Promettimelo Strify. Promettimi che quando sarà possibile ci ritroveremo.”
“Te lo prometto.”
Detto questo, ci accompagnarono fuori. Uscimmo da una porta di sicurezza, lontani dalle poche fans che erano rimaste lì davanti. Li vedemmo salire, mentre ancora con la mano ci salutavano, li vedemmo poi anche sparire dietro i vetri scuri del pullman per poi partire e non tornare più.
“oh….mio…Dio!!” mi disse lei, con le ultime lacrime che scendevano.
“Guarda…io non lo so!!”
“no no io non lo so! Perché sei tutta sudataaaa???”
Raggiungemmo le altre fans nella piazzetta davanti all’entrata del locale.
“Devo dirtelo qui?”
“SI!!!”
“ehm…presente il cartellone no?”
“direi proprio di si.”
“ecco…poi siamo usciti dalla stanza…siamo entrati in quella affianco…” alcune fan si girarono per ascoltare meglio “…poi mi ha bendato gli occhi con la cravatta…”
“ecco perché non ce l’aveva quando è uscitoooo!!”
“eeeh se l’è messa in tasca!! E poi niente…oddio come mi accarezzavaaaa!! Oddio ma guarda…ci stanno ascoltando tutte!”
“E CHI SE NE FREGA!!” urlò.
“Ok ok…scusa…e poi…e poi….e poi mi ha fatta sdraiare su un divano in pelle nero!!! Dio mio che caldo facevaaa!! E mi ha baciata…mi baciava tutta…”
“eri ancora bendata?”
“no no no!!! Va bè poi…si insomma…il continuo lo sai no?”
“OH….MIO….DIO!!!!!!!! Non avrete mica per caso…?”
“te lo avevo detto che con quel cartellone non sarei arrivata ai 18 anni veroooo??”
“si che me lo avevi dettooo!! Ma…Oddio…Scherzi vero? Cioè tu…con Strify!!”
“Guarda…NON LO SO. E tu..voi…durante la mia assenza?” la guardai con faccia maliziosa.
“eh anche noi ci siamo dati un bel da fare! Abbiamo mangiato le ciliege insieme…E per insieme intendo dire…la stessa ciligia in due!”
“cioè…tu dalla bocca di lui e lui dalla tua?”
“esattamente. Poi gli è venuta la strana idea di…oddiiiiio…di prendere del ghiaccio e..come dire…passarmelo tutto addossooo!!”
“puaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!” ecco le mie risposte.
“eh!! E poi mi ha portata fuori e mi ha detto che lui non è come Strify!”
“ah l’abbiamo visto!!”
“e che siccome lo avevo colpito da subito…non voleva trattarmi così…però ha detto che il mio sogno poteva avverarsi a metà…”
“e così…”
“così ci siamo baciatiiii!! E poi alla fine ci siamo scambiati i numeri di telefono per sentirci più spesso..”
“scusa scusa scusaaa?? Hai il numero di Kiroooo???”
“certo che si!”
“oh mamma mia!”
Ci sentivamo realizzate. Molto più delle ragazze che ci circondavano che, forse, stavano bollendo dentro.
Il viaggio in treno non fu molto promettente.
Non riuscivo a chiudere occhio e nella testa giravano solo parole di quella canzone. Di Touching and Kissing. Di quella canzone che mi ricordava tremendamente lui. E con essa anche le immagini e le emozioni di quella nottata.
Quella stessa notte, arrivata a casa alle quattro, decisi di fare qualcosa che forse non sarebbe servita a niente…Oppure a poco.
Accesi il mio computer e dopo aver controllato su MySpace se Strify aveva letto i miei precedenti messaggi, ne aprii uno nuovo.
Fissai la pagina bianca a lungo, forse qualche minuto, e con ancora Touching and Kissing scrissi tre piccole parole.
“I miss you.”
Altrettanto tempo aspettai prima di cliccare su “invia”.
Ormai non potevo tornare indietro.
E il vero problema era che mi mancava veramente.
Andai così a dormire. Sentivo la stanchezza addosso. E solo allora scoprii che c’era un’altra canzone perfetta per descrivere quel che era successo.
I don’t wanna know (If U got laid).
Mille e mille pensieri affollavano la mia mente. E se lo aveva fatto solo per lui? Solo per divertirsi? Solo per farmi un favore, forse? E se per quella notte io fossi stata solo un gioco per lui? Era stato tutto così semplice. Forse aveva previsto tutto quando gli toccai la mano.
Strify, il mio più grande sogno era quello di fare sesso con te ma non voglio sapere se lo hai previsto, non voglio sapere se stai bene perché quando ti ho detto “mi manchi” mentivo.


***

martedì 15 febbraio 2011

Per sempre sacri.


***

“...Du wirst für mich immer heilig sein...”
Stavo sdraiata sul mio letto con le cuffie alle orecchie. In quel momento non volevo sentire nient’altro che quella canzone. Quella canzone che ci aveva accompagnati per più di un anno. Un anno pieno di emozioni, anche se vissuto a volte molto difficilmente. Ma è stato questo il bello. Dopo ogni litigata ci volevamo più bene. Ci amavamo di più.
Ora è cambiato tutto. Ora siamo sotto lo stesso tetto. Insieme agli stessi amici. Ma io e te, io e te non siamo più come prima.

Gu “è pronto da mangiare…”
I “non ti hanno insegnato a bussare?”
Gu “era aperto…”
I “va bè…ora scendo…”
Gustav uscì dalla mia stanza. Io spensi l’mp3, arrotolai le cuffiette e lo riposi sopra al comodino, poi scesi anche io.

A tavola c’erano già tutti, Tom, Georg, la Marty, la Giò, Gustav, la Cate e anche Bill. Lo guardai male e mi sedetti al mio posto, davanti a lui. Una volta servita la cena, cominciammo a mangiare, io l’unica in silenzio.
Era finito così, improvvisamente. Il nostro amore non era più quello di una volta. Io non provavo più nulla per lui, e lui non provava più nulla per me.

Ad un tratto, interrompendo tutti, si alzò.
B “puoi venire un attimo?”
I “io?”
B “si…” mi alzai e lo seguii in bagno.
I “che vuoi?”
B “è inutile che ti comporti così…la decisione è stata di tutti e due…” annuii “…ok…almeno questo lo hai capito…”
I “che altro dovevo capire?”
B “che vorrei almeno restare tuo amico…no?”
I “non lo so…”
B “bè è inutile sprecare una storia così…ci conosciamo da tanto…l’amore non c’è più ma…l’amicizia può rimanere no?”
I “si…” io guardavo in basso.
B “quindi…solo amici?”
I “si ma…perché me lo hai chiesto solo ora? Ci siamo lasciati già da un po’…”
B “perché…perché volevo che questa cosa passasse…siamo stati male tutti e due e…chiederti subito di restare amici, avrebbe potuto fare ancora più male!”
I “capito…”
B “bene…ora torniamo di là…”
Fui la prima ad uscire.

Come mi sedetti, partirono i sensi di colpa, i rimorsi, i vuoti.
-ma che ho fatto? Che abbiamo fatto? La nostra era una storia stupenda…forse la più bella che potesse esistere! Eravamo così in sintonia in ogni cosa…diversi ma uguali! Una persona sola…ma perché ora ho questi rimorsi? Quello che successo è successo…è vero, l’abbiamo deciso insieme…- lo stavo guardando.
Lui alzò un attimo il viso, mi guardò e sorrise.
-…tutte le carezze…i baci…i bei momenti…ma anche quelli brutti…- forse mi stavo decidendo su qualcosa.

Come lui poco prima, mi alzai.
I “puoi venire un attimo?” sorridendo si alzò senza replicare. Tornammo nel bagno.
B “che è successo?”
I “ecco vedi…” guardavo ancora una volta in basso giocando con le mani “io adesso…prima…ecco il tuo discorso mi ha fatto riflettere molto…e…” mi bloccai. Non riuscivo a finire la frase.
B “e…?” mi sentivo una stupida. Come potevo chiedergli una cosa così? Mi scese una lacrima.
I “Bill…” alzai lo sguardo “…non possiamo riprovare?” lui sospirò.
B “senti…per ora forse è meglio di no…” compatì però le mie lacrime e i suoi occhi si fecero lucidi.
I “ma…ma tutte le nostre cose, le belle, le brutte…quello che abbiamo fatto insieme…”
B “lo so…mancano anche a me…ma non possiamo vivere con i rimorsi…né io, né tu…quello che è successo è successo…tutto magnifico, come non negarlo? Ma la nostra decisione l’abbiamo presa…e forse è stato meglio così, invece che continuare a fingere…” e aveva perfettamente ragione.
Nessuno disse più nulla. Mi passò la mano sulla spalla e andò alla porta. Io lo fermai.
I “prometti solo…” girò un po’ la testa guardandomi con la coda nell’occhio “…che…non ti dimenticherai della nostra canzone!” sorrise ed uscì.
Dopo pochi minuti, quando mi fui calmata, tornai in sala per finire di mangiare.

Gu “chi mi aiuta a sparecchiare?”
I “io sono stanchissima…vado a dormire…” diedi la buona notte e salii in camera.
Mi gettai sul letto a peso morto, a pancia in giù, misi le cuffie all’orecchio, con la stessa canzone e cominciai a piangere.
Tra un singhiozzo e l’altro, bussarono.
Gu “posso?”
I “si…” mi girai asciugandomi le lacrime con la mano.
Gu “passavo di qui e…ti ho sentita…”
I “ah…piango così forte?”
Gu “già…” ridemmo.

Gustav. Il mio migliore amico. Ormai sapeva tutto di me. Sapeva tutto sulla mia storia con Bill. Era l’unica persona che veramente mi è stata sempre vicina. Era una figura importante per me, quasi un modello. Ogni cosa che facevo, giusta o sbagliata, ogni cosa che mi succedeva, era il primo a saperlo. Si, sembrerà strano. Sono una donna e dovrebbe essere più facile parlare con un’altra donna. Invece no, io con lui mi trovavo benissimo. Riuscivo ad essere me stessa in ogni argomento, senza alcun problema. Anche quando gli raccontai della prima volta con Bill. Lui c’è sempre stato, e ci sarà per sempre.
Gu “allora…che è successo?”
I “Gustav…io lo amo ancora…pensavo di no ma non è così cavolo! Prima mi ha fatto un discorso…stargli di nuovo vicino…oddio non so che è successo! Mi manca…mi manca troppo!”
Gu “hey calma…è normale…è ancora l’inizio…ci vuole un po’…”
I “no Gustav, sono due mesi! Due mesi che ci siamo lasciati! È troppo…”
Gu “era importante per te…vedrai, riuscirai a dimenticarlo…”
I “ma è qui…lo vedo tutti i giorni…come faccio?”
Gu “devi pensare che è una persona normale, che conosci…un amico…non il ragazzo con cui sei stata insieme…”
I “e la nostra canzone?”
Gu “la vostra canzone…quando l’ascolterai penserai che è una canzone come le altre…”
I “ma è difficile…”
Gu “lo so…ma vedrai, tranquilla…con il tempo passerà tutto! Ti ha chiesto di restare amici?”
I “si…”
Gu “ecco vedi? Questo è già qualcosa…vuol dire che almeno un po’ a te ancora ci tiene…”
I “…ma come amica!”
Gu “bè si…dai ora ti lascio sola…ma se hai bisogno…sai dove trovarmi!”
I “grazie Gustav!”
Lui mi fece l’occhiolino e io lo abbracciai. Mi strinse forte. Si, ci volevamo troppo bene. Era sulla porta.
I “Gustav…” si girò.
Gu “dimmi…”
I “non…non dire niente a Bill, ok?”
Gu “promesso!” mi sorrise ed uscì. Mi fidavo di lui.

Tornai giù, sdraiata sul letto abbracciai il cuscino. Stavo per addormentarmi, anzi forse ero più addormentata che sveglia. Non mi accorsi di Bill che entrò e mi venne di fianco. Infilò un cd nello stereo e si sedette vicino a me, posandomi dolcemente una mano sulla schiena.
Partì Heilig. Io aprii gli occhi, cominciai a piangere nuovamente.
B “hey…” mi accarezzo i capelli. Mi girai spostandomi più verso la parete facendogli spazio. Lui si sdraiò vicino a me. “…vieni qui…” mi mise il braccio attorno le spalle, mi avvicinai a lui e gli misi la mano sul petto. Il suo cuore batteva fortissimo.
I “che…come…che è successo?”
B “sai…ho riflettuto…e…mi sei mancata…mi sei mancata troppo!”
I “anche tu…”
B “ricordati…per me, sarai per sempre sacra…” si girò. Io gli sorrisi. Mi baciò. Mi stampò un caloroso bacio, che ricambiai.
Dopo due mesi era ritornato.

***