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“...Du wirst für mich immer heilig sein...”
Stavo sdraiata sul mio letto con le cuffie alle orecchie. In quel momento non volevo sentire nient’altro che quella canzone. Quella canzone che ci aveva accompagnati per più di un anno. Un anno pieno di emozioni, anche se vissuto a volte molto difficilmente. Ma è stato questo il bello. Dopo ogni litigata ci volevamo più bene. Ci amavamo di più.Ora è cambiato tutto. Ora siamo sotto lo stesso tetto. Insieme agli stessi amici. Ma io e te, io e te non siamo più come prima.
Gu “è pronto da mangiare…”
I “non ti hanno insegnato a bussare?”
Gu “era aperto…”
I “va bè…ora scendo…”
Gustav uscì dalla mia stanza. Io spensi l’mp3, arrotolai le cuffiette e lo riposi sopra al comodino, poi scesi anche io.
A tavola c’erano già tutti, Tom, Georg, la Marty, la Giò, Gustav, la Cate e anche Bill. Lo guardai male e mi sedetti al mio posto, davanti a lui. Una volta servita la cena, cominciammo a mangiare, io l’unica in silenzio.
Era finito così, improvvisamente. Il nostro amore non era più quello di una volta. Io non provavo più nulla per lui, e lui non provava più nulla per me.
Ad un tratto, interrompendo tutti, si alzò.
B “puoi venire un attimo?”
I “io?”
B “si…” mi alzai e lo seguii in bagno.
I “che vuoi?”
B “è inutile che ti comporti così…la decisione è stata di tutti e due…” annuii “…ok…almeno questo lo hai capito…”
I “che altro dovevo capire?”
B “che vorrei almeno restare tuo amico…no?”
I “non lo so…”
B “bè è inutile sprecare una storia così…ci conosciamo da tanto…l’amore non c’è più ma…l’amicizia può rimanere no?”
I “si…” io guardavo in basso.
B “quindi…solo amici?”
I “si ma…perché me lo hai chiesto solo ora? Ci siamo lasciati già da un po’…”
B “perché…perché volevo che questa cosa passasse…siamo stati male tutti e due e…chiederti subito di restare amici, avrebbe potuto fare ancora più male!”
I “capito…”
B “bene…ora torniamo di là…”
Fui la prima ad uscire.
Come mi sedetti, partirono i sensi di colpa, i rimorsi, i vuoti.
-ma che ho fatto? Che abbiamo fatto? La nostra era una storia stupenda…forse la più bella che potesse esistere! Eravamo così in sintonia in ogni cosa…diversi ma uguali! Una persona sola…ma perché ora ho questi rimorsi? Quello che successo è successo…è vero, l’abbiamo deciso insieme…- lo stavo guardando.
Lui alzò un attimo il viso, mi guardò e sorrise.
-…tutte le carezze…i baci…i bei momenti…ma anche quelli brutti…- forse mi stavo decidendo su qualcosa.
Come lui poco prima, mi alzai.
I “puoi venire un attimo?” sorridendo si alzò senza replicare. Tornammo nel bagno.
B “che è successo?”
I “ecco vedi…” guardavo ancora una volta in basso giocando con le mani “io adesso…prima…ecco il tuo discorso mi ha fatto riflettere molto…e…” mi bloccai. Non riuscivo a finire la frase.
B “e…?” mi sentivo una stupida. Come potevo chiedergli una cosa così? Mi scese una lacrima.
I “Bill…” alzai lo sguardo “…non possiamo riprovare?” lui sospirò.
B “senti…per ora forse è meglio di no…” compatì però le mie lacrime e i suoi occhi si fecero lucidi.
I “ma…ma tutte le nostre cose, le belle, le brutte…quello che abbiamo fatto insieme…”
B “lo so…mancano anche a me…ma non possiamo vivere con i rimorsi…né io, né tu…quello che è successo è successo…tutto magnifico, come non negarlo? Ma la nostra decisione l’abbiamo presa…e forse è stato meglio così, invece che continuare a fingere…” e aveva perfettamente ragione.
Nessuno disse più nulla. Mi passò la mano sulla spalla e andò alla porta. Io lo fermai.
I “prometti solo…” girò un po’ la testa guardandomi con la coda nell’occhio “…che…non ti dimenticherai della nostra canzone!” sorrise ed uscì.
Dopo pochi minuti, quando mi fui calmata, tornai in sala per finire di mangiare.
Gu “chi mi aiuta a sparecchiare?”
I “io sono stanchissima…vado a dormire…” diedi la buona notte e salii in camera.
Mi gettai sul letto a peso morto, a pancia in giù, misi le cuffie all’orecchio, con la stessa canzone e cominciai a piangere.
Tra un singhiozzo e l’altro, bussarono.
Gu “posso?”
I “si…” mi girai asciugandomi le lacrime con la mano.
Gu “passavo di qui e…ti ho sentita…”
I “ah…piango così forte?”
Gu “già…” ridemmo.
Gustav. Il mio migliore amico. Ormai sapeva tutto di me. Sapeva tutto sulla mia storia con Bill. Era l’unica persona che veramente mi è stata sempre vicina. Era una figura importante per me, quasi un modello. Ogni cosa che facevo, giusta o sbagliata, ogni cosa che mi succedeva, era il primo a saperlo. Si, sembrerà strano. Sono una donna e dovrebbe essere più facile parlare con un’altra donna. Invece no, io con lui mi trovavo benissimo. Riuscivo ad essere me stessa in ogni argomento, senza alcun problema. Anche quando gli raccontai della prima volta con Bill. Lui c’è sempre stato, e ci sarà per sempre.
Gu “allora…che è successo?”
I “Gustav…io lo amo ancora…pensavo di no ma non è così cavolo! Prima mi ha fatto un discorso…stargli di nuovo vicino…oddio non so che è successo! Mi manca…mi manca troppo!”
Gu “hey calma…è normale…è ancora l’inizio…ci vuole un po’…”
I “no Gustav, sono due mesi! Due mesi che ci siamo lasciati! È troppo…”
Gu “era importante per te…vedrai, riuscirai a dimenticarlo…”
I “ma è qui…lo vedo tutti i giorni…come faccio?”
Gu “devi pensare che è una persona normale, che conosci…un amico…non il ragazzo con cui sei stata insieme…”
I “e la nostra canzone?”
Gu “la vostra canzone…quando l’ascolterai penserai che è una canzone come le altre…”
I “ma è difficile…”
Gu “lo so…ma vedrai, tranquilla…con il tempo passerà tutto! Ti ha chiesto di restare amici?”
I “si…”
Gu “ecco vedi? Questo è già qualcosa…vuol dire che almeno un po’ a te ancora ci tiene…”
I “…ma come amica!”
Gu “bè si…dai ora ti lascio sola…ma se hai bisogno…sai dove trovarmi!”
I “grazie Gustav!”
Lui mi fece l’occhiolino e io lo abbracciai. Mi strinse forte. Si, ci volevamo troppo bene. Era sulla porta.
I “Gustav…” si girò.
Gu “dimmi…”
I “non…non dire niente a Bill, ok?”
Gu “promesso!” mi sorrise ed uscì. Mi fidavo di lui.
Tornai giù, sdraiata sul letto abbracciai il cuscino. Stavo per addormentarmi, anzi forse ero più addormentata che sveglia. Non mi accorsi di Bill che entrò e mi venne di fianco. Infilò un cd nello stereo e si sedette vicino a me, posandomi dolcemente una mano sulla schiena.
Partì Heilig. Io aprii gli occhi, cominciai a piangere nuovamente.
B “hey…” mi accarezzo i capelli. Mi girai spostandomi più verso la parete facendogli spazio. Lui si sdraiò vicino a me. “…vieni qui…” mi mise il braccio attorno le spalle, mi avvicinai a lui e gli misi la mano sul petto. Il suo cuore batteva fortissimo.
I “che…come…che è successo?”
B “sai…ho riflettuto…e…mi sei mancata…mi sei mancata troppo!”
I “anche tu…”
B “ricordati…per me, sarai per sempre sacra…” si girò. Io gli sorrisi. Mi baciò. Mi stampò un caloroso bacio, che ricambiai.
Dopo due mesi era ritornato.
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