***
Siamo lì.
Dopo due anni finalmente siamo lì.Non abbiamo fatto altro che aspettare e desiderare questo giorno.
Tante volte abbiamo avuto l’opportunità, ma sempre per qualcosa…Non era stato possibile avverare il nostro più grande sogno.
Incontrarli.
Appena quattro mesi prima comprammo il biglietto, per essere sicure di non trovare il tutto esaurito. Naturalmente lo comprammo insieme.
Ora siamo in viaggio per Cervia.
Questo non è il nostro primo concerto insieme, è il nostro primo loro concerto.
Eravamo così euforiche, ma così tranquille dentro.
Ero sicura che avrei avuto i miei soliti attacchi d’ansia, eppure ancora stava andando tutto bene.
Arrivammo poco prima dell’ora di cena.
Maledetta scuola.
Ritirammo il numero per non perdere il posto in fila (scritto con un pennarello sulla mano) e tornammo in coda.
Non saremmo mai state davanti.
Non li avremmo mai visti da così vicino.
Ma potevo consolarmi pensando che molte ragazze non potevano essere lì come me.
Eppure sapevo che avrei fatto l’impossibile per vederli.
Mangiai si e no…forse…mezzo pacchetto di cracker.
E quello bastò per tutta la serata.
I piedi ormai non ci reggevano più, le gambe iniziarono ad appesantirsi. Così ci sedemmo per terra.
Come toccammo il terreno, le ragazze davanti a noi si alzarono dopo che da davanti arrivarono delle urla.
Ci stavano facendo entrare.
Una volta che ci strapparono il biglietto, iniziammo a correre anche se il posto era piccolo e c’era poca gente.
Ci trovammo in quinta fila, sulla destra del palco.
No, non vedevo nulla.
E iniziai a pentirmi di non aver saltato un giorno di scuola.
Ogni tanto quelli davanti si spostavano, così un passettino per volta riuscimmo ad avanzare.
Ma ancora non mi bastava.
“ma se noi facciamo finta che una nostra amica sta là davanti?” sussurrai.
Francesca, convinta che sarebbe servito a qualcosa, mi chiese “e come?”
“Facciamo finta di parlarle al telefono!”
“Vai, vai! Ci sta!!”
Presi il cellulare dalla borsa e feci finta di cercare il numero, altrettanto falsamente salutai qualcuno di inesistente “Giada! Giada dove sei? Eh? Non ti sento! Cosaaaa???” Mentre parlavo andavo avanti, superando la fila davanti.
“Ok, ok ora ti raggiungo!”
Con questo sistema arrivammo in seconda fila.
“Ora ci vuole solo qualcuno che inizi a spingere.” Disse Francesca.
“Oh bè, qui è già tanto!”
Ma potevamo avere di più.
L’attesa fu tanta, anche quando entrò il gruppo di supporto.
L’ultima volta che guardi l’orologio segnava le dieci e un quarto.
Quando pochissimo dopo…Le luci si spensero un’altra volta.
Automaticamente tutti iniziarono ad urlare.
Io no.
Io iniziai a piangere con sbraiti troppo forti. Io iniziai a sbattere i piedi per terra e a piegare la testa all’indietro dal troppo dolore che provavo…dentro.
Quel dolore di averlo lì, a pochi passi, e di non poterlo toccare.
Quel dolore che forse non ero l’unica a provare.
Dopo poco mi strinsi le braccia attorno alla pancia, da quanto stavo male ero piegata in due.
E forse lui nemmeno se ne rendeva conto.
Appena passate le prime quattro canzoni, le ragazze davanti si allargarono lasciandoci così via libera.
Sentivo il freddo della transenna congelarmi lo stomaco.
Lui era ancora più vicino, sempre più grande. Lo vedevo in ogni suo movimento, perfetto. Potevo vederlo alzare gli occhi verso il cielo, o scatenarsi per divertirsi e farci divertire.
Volevo toccarlo.
Non me ne sarei andata da lì finché non lo avessi fatto.
Mi tirai su in punta di piedi aggrappandomi alla transenna per non cadere e allungai il braccio verso di lui.
Chiamai così la sua attenzione. Ero la più alta di tutta la fila.
Si girò, intenerendosi subito. Non so come, avrebbe dovuto più che altro pensare che fossi una pazza psicopatica. Invece no. Alzò l’angolo della bocca, continuando a cantare.
E questo, forse, già mi andava bene.
Tutto peggiorò quando partirono le note di Touching and Kissing.
Iniziai a piangere lacrime che mai in vita mia avevo pianto.
Erano irrefrenabili.
Ancora una volta, dopo il primo ritornello, volevo toccarlo. Sentire almeno per un secondo il suo corpo fondersi con il mio.
Ancora una volta, mi alzai reggendomi alla transenna ormai diventata calda.
Ancora una volta, attirai la sua attenzione.
Ancora una volta, l’angolo delle sue labbra si alzò in un sorriso perfetto. In un sorriso che provava compassione, forse.
Il suo braccio si allungò, come il mio, per poi sfiorarsi le nostre mani.
Tornai giù, soddisfatta.
Le lacrime cessarono.
Durante la pausa e dopo essermi calmata, alla pata venne un lampo di genio.
“Ma il cartellone, visto che siamo qui e ancora non lo abbiamo aperto…Non puoi attaccarlo alla transenna?”
“Ho preso lo scotch apposta!”
Aiutata da lei, stendemmo il cartellone sperando che a qualcosa sarebbe servito.
Uscì Yu senza maglietta e qui ripresi l’agonia precedente.
Uguale.
Ancora di più quando rientrò Strify.
Mentre intonava My Obsession, notò qualcosa che prima era diverso.
Il cartellone per l’appunto. Sorrise di nuovo.
Una volta rientrati anche gli altri, e siccome il cartellone era rivolto anche a Kiro, la pata si impegnò per farsi notare. Alla fine lo aveva a pochi centimetri.
Anche lei si alzò in punta di piedi verso di lui, riuscì a strappargli uno sguardo e un cenno con la testa.
Ma a lei non bastava.
Agitava ancor più la mano e una volta finito il concerto, prima di fare ben due inchini tutti abbracciati, Kiro si avvicinò al bordo del palco, piegandosi verso di lei e posandole il plettro in mano. Gliela strinse forte per fargliela chiudere.
Io invece, tra un singhiozzo e un altro, mentre Strify stava per uscire un’ultima e definitiva volta, riuscii a lanciare l’urlo più forte che avevo fatto quella sera. Non so quanto forte lo sentì, ma si girò e mi fece l’occhiolino con un cenno positivo di testa.
Cosa voleva dire?
Impossibile far fermare le lacrime, anche dopo che –forse- mi aveva tranquillizzata.
“pata..Pata calmati…è finito tutto!” mi prese sotto braccio.
“appunto!! Appunto che è finito tutto!!” piegai la testa all’indietro “io lo vogliooo!!” urlai. Le ragazze attorno mi guardarono, sbigottite.
“andiamo fuori..vieni…hai bisogno di un po’ di aria!”
“no no no no! Ho bisogno di lui!”
Puntai i piedi per terra, lei mi tirò per il braccio.
Passammo davanti alle transenne che chiudevano il passaggio tra il palco e i camerini. Un bodyguard lì accanto richiamò con un colpo di tosse la nostra attenzione. Ci girammo verso di lui, spiazzate, e lui ci fece segno di guardare alla sua destra. Dietro al muro del corridoio si nascondeva qualcuno.
Qualcuno che conoscevo bene.
Quel qualcuno ci fece cenno con la testa di avanzare. Io e la pata ci guardammo intorno, ormai tutte le fans erano uscite. C’erano solo alcuni ragazzi entrati per la festa successiva.
Ci avvicinammo così all’angolo, io sempre più agitata.
“Ciao!” disse guardando prima una, poi l’altra.
“Ciao!” gli rispose la pata.
Io non riuscivo a smettere di disperarmi.
“pata calmati, è qui!”
“lo voglioooooo!!!”
“scusala eh, è un po’…scossa…”
“me ne sono accorto..Vieni dai!”
Prese il mio polso, liberandolo dalla stretta della pata e mi tirò più verso le transenne. Senza capire nulla di quello che succedeva, mi ci sedetti sopra scavalcandola. Così anche la mia amica, leggermente più tranquilla. Appena sentii il terreno sotto i miei piedi, capii che ero dall’altra parte, capii che ero libera. Chiudendo gli occhi mi buttai al suo collo urlando e piangendo. Lui ricambiò l’abbraccio.
“oh Dio mio! Non è possibile! Non sei tu! Non è vero! Non sono qui! È tutto un sogno!”
“hey tranquilla, tranquilla per favore…calmati! No, è tutto vero…Sono io in carne ed ossa. Puoi anche darmi un pizzicotto se non ci credi!”
“ma quale pizzicotto! Io casomai ti bacio!!”
“eccola, si sta riprendendo eh!” disse lei, alludendo al fatto che stavo tornando a parlare maliziosamente.
“dai venite di là…avete bisogno di riposare!”
Ancora abbracciata a Strify, e la pata affianco a lui, ci accompagnò nella loro stanza.
“ok, torno a stare male.”
“e io con te!”
Si alzò Kiro con una lattina di coca cola in mano “tu devi essere la ragazza del cartellone..”
“eh si…ormai è diventato famoso!”
“posso rivederlo?”
“oh…si…si certo che si…” glielo porse “puoi anche tenerlo se vuoi…Se volete!” guardò anche Strify.
“birraaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!” reclamai.
Mi vidi arrivare sotto il naso almeno tre bottigliette bevute da persone diverse. Scelsi quella utilizzata da Strify e gliela finii.
“avevi sete?”
“chi? Io?”
“si, avevi sete…Ci sono i vostri genitori fuori, che vi aspettano?” bè…passa da un discorso all’altro così?
Prese parola la pata “no, certo che no! Siamo sole…io e lei!”
Saltò su Yu “si ma tra un po’ dobbiamo andare!” quasi mi sentii svenire. Automaticamente mi ressi alla spalla di Strify.
“hey, calmati, è solo Yu!” poi tornò a rivolgersi a lui “non prima di aver fatto una cosa…”
“ok, noi ti aspettiamo qui, vero…?” Kiro guardò la pata.
“ehm…Francesca!”
“ecco…vero Francesca?”
“verissimo! Ah comunque lei è Monica eh..”
Ormai quasi ubriaca dopo aver bevuto più di tre quarti di lattina di birra a stomaco vuoto risposi “eh si eeeh!!”
“bene…ora possiamo andare…” mi cinse le spalle e uscimmo dalla stanza.
“dove mi porti?”
“ di qua..”
Entrammo nella stanza affianco. Strify chiuse la porta a chiave. Si slacciò la cravatta rossa e me la legò attorno alla nuca.
“Strify…”
“quante dita sono?”
“eh si…mi hai chiuso gli occhi con sto coso!”
“bene…”
“Strify…cosa vuoi fare?”
“tu puoi chiamarmi Seb…”
“ok ma…mi dici cosa vuoi fare?”
Sentii la sua mano sfiorarmi la guancia, spostandomi il ciuffo biondo che come lui avevo tinto. Iniziarono a tremarmi le gambe, ma non per la stanchezza di stare su degli stivaletti con il tacco. Iniziai ad aver freddo, ma non per la mini gonna grigia che portavo.
Per la sua mano che sfiorò il mio collo, poi la spalla e poi il braccio scoperto. Avevo su solo un corpetto nero contornato da pizzo rosso. Sfiorò anche quello, scendendo su tutto il mio fianco.
“Strify…ehm…Seb…cosa sta succedendo?”
“ssh…non preoccuparti..” sentii improvvisamente il suo respiro sulle mie labbra. E se stavo iniziando ad avere paura? Ma no, era quello che avevo sempre desiderato!
Sfiorò anche l’altro fianco, stringendomeli poi con entrambe le mani. Lentamente mi spinse all’indietro fino a che non fui fermata da qualcosa alle mie spalle. Ancora stringendomi i fianchi, mi fece piegare, seduta su un morbido divano in pelle.
“posso togliermi almeno la bandana?”
“solo un attimo…”
Mi sfiorò la guancia con il naso. Il suo respiro era caldo, il mio si faceva sempre più veloce. Aumentò anche quando la sua fronte si posò delicatamente sulla mia, facendomi sdraiare appoggiata al bracciolo. Era sdraiato su di me, mi sfiorò anche la coscia sistemandosi così tra le mie gambe.
Non capivo più nulla.
“ora posso togliertela..” mi alzò di poco il viso, slacciando la cravatta e sfilandola la buttò a terra. La scena mi fu subito chiara così come me l’ero immaginata.
Lo guardai un’ultima volta prima che si abbassasse nuovamente su di me, sfiorando questa volta il mio naso con il suo e inclinando poi il viso di lato.
No, non lo stava facendo veramente.
Si, aveva posato dolcemente le sue labbra sulle mie. Il piercing freddo.
Il mio cuore ormai non batteva più.
Improvvisamente mi venne in mente My Obsession e iniziai a cantarla nella mente. Forse per non pensare a quello che stava accadendo.
Impossibile.
Perché quella canzone mi faceva venire ancora più voglia di averlo.
Senza pensarci mi aggrappai ai suoi fianchi. Lui trovò la lampo del corpetto e lo slacciò. A quel punto non potevo più rifiutare niente.
Anche perché spostò le sue labbra dalle mie andando così a sfiorarmi il collo. Strify mi baciava il collo. E io iniziavo a sudare.
Iniziò a strusciarsi sulla mia pancia mentre scendeva baciandomi il petto e io cominciai a credere che quel cartellone non avrei dovuto farlo.
Oh pata…ma dove sei? Perché non mi aiuti?
Cominciai anche a credere che quest’occasione non sarebbe più tornata. Mai più. Perciò dovevo andare avanti. E ci andai senza esitazioni alcune. Era diventato tutto così automatico, ormai eravamo in simbiosi…io e lui.
Mi venne in mente Toyz, la canzone. E allora capii che quello che avevo sempre voluto, ora era tra le mie mani.
Strify non voleva perdere tempo, eppure io cercavo le sue morbide labbra. Le posò di nuovo sulle mie, socchiudendole. Stavo baciando Strify.
E di questo se ne approfittò.
Mentre ero intenta a baciarlo, lui mi sfilò le mutandine.
Qui non resistetti. Lo strinsi ancora più forte.
Mentre ancora lo stringevo e lo abbracciavo, lui si slacciò i pantaloni tirandosi giù anche i boxer.
Si posò nuovamente e dolcemente su di me. Qui sussultai e iniziai ad ansimare.
“…I will make your wishes come true…” mi sussurrò cantando all’orecchio.
“ripetimelo.”
“…I will make your wishes come true…”
Cantò quella frase fino alla fine. Fino a quando la presa delle mie unghie nella sua pelle si allentò.
Nel frattempo, la pata era ancora nelle mani di Kiro. O dovrei dire….tra le braccia di Kiro?
Eh si, perché entrambi erano seduti sullo stesso divano in pelle nera. Kiro sotto, lei in braccio a lui a cavalcioni. Si guardavano in faccia.
Lui teneva in mano un fazzoletto con qualche ciliegia sopra.
La pata ne prese una e la mangiò. Kiro ne prese ben due attaccate, gliela mise davanti alla bocca e insieme le mangiarono sfiorandosi così i loro nasi. Lei ne prese un’altra e la passò sul labbro inferiore di Kiro, poi se la passò sul suo labbro e la mangiò. Lui prese l’ultima, la sistemò tra le labbra e si avvicinò alla pata. Lei per tutta risposta morse la metà rimasta fuori, sfiorando così le labbra di Kiro. Subito fu invasa da mille farfalle nello stomaco e un brivido ghiacciato le percorse la schiena.
Kiro, con ancora le mani sui fianchi della ragazza, si sporse un po’ dalle sue spalle chiamando Yu “mi passeresti quel bicchiere?”
“quale? Questo?” strinse un bicchiere in plastica.
“proprio quello!”
“ma è vuoto!” si alzò per portarglielo.
“io non direi…”
La pata lo guardò. C’era solo ghiaccio.
Kiro ne prese fuori un cubetto e partendo dalla spalla glielo passò su tutto l’incavo del collo arrivando fino al mento.
“Kirooo è freddissimo!”
“però ti piace!”
Lei piegò la testa all’indietro, in segno di risposta positiva e incitandolo a continuare.
Lui ne prese così fuori un altro e dal mento arrivò fin dietro al collo. Gocce d’acqua fredda correvano lungo la pelle delicata di Francesca, fermandosi poi quando incontravano i vestiti. Lei appoggiò il petto contro quello di Kiro, ancora seduta a cavalcioni su di lui. Lui per tutta risposta passò le braccia attorno alla sua vita e dopo aver preso un altro cubetto di ghiaccio glielo passò sulla gamba accarezzandola. Fu automatico il suo iniziare ad ansimare. Lo fece anche con l’altra gamba.
“Scusa…potresti venire un attimo?” Kiro, vedendo che la situazione si stava facendo pesante, si alzò prendendole la mano senza farla rispondere. Lei si alzò dalle sue gambe e ancora per mano uscirono dalla stanza richiudendo la porta.
“Che…che succede?”
“Senti, io non sono come Strify…volevo che questo ti fosse chiaro. Mi hai colpito subito, però mi dispiace…Non posso realizzare quel tuo sogno…”
“Ah…ehm…Kiro…Non…Non importa, tranquillo! Io ci ho provato…ma già tutto questo mi va bene…”
Lui la interruppe posando l’indice sulle sue labbra “Ssh..penso che possiamo andare un po’ oltre…Penso che il tuo sogno si possa avverare a metà…”
“Cos..” provò a chiedere spiegazioni, ma fu fermata un’altra volta. Ora, al posto dell’indice, sulle sue labbra erano posate delicatamente quelle di Kiro. Entrambe si schiusero di poco, scambiandosi così un lungo bacio. Quello che lei aveva sempre desiderato. Le mani del giovane ragazzo le accarezzavano la schiena ancora bagnata, quelle di lei invece erano avvinghiate attorno alla sua vita. Non voleva lasciarlo. Non dopo quello che aveva fatto.
Dolcemente, Kiro si spostò di poco da lei “Forse non voglio lasciarti andare…”
“Ooh Kiro… tu non sai…non puoi nemmeno immaginare come…” la voce le tremava, l’emozione era talmente forte che piccole lacrime rigarono il suo viso. Le prime di quella nottata.
“Ti prego, non fare così…Non voglio che stai male!”
“E’ che…che questo è quello che ho sempre desiderato…e ora è diventato realtà…però se penso che non tornerà più…Oh Kiro perché è tutto così difficile?”
“Senti facciamo una cosa…Non voglio lasciarti così, anzi…non voglio lasciarti proprio! Ma ognuno ha la sua vita da portare avanti e..chi lo sa..forse un giorno le nostre vite si incontreranno di nuovo! Perciò, se può farti piacere…Io ti lascerei il mio numero di telefono…”
“Stai scherzando mi auguro!”
“No, perché dovrei?”
“E perché a me non dovrebbe fare piacere?” alzandosi di poco in punta di piedi, gettò le braccia attorno al collo di Kiro, stringendolo fortissimo.
Dopo essersi scambiati i numeri di telefono, e dopo essersi anche scattati una foto insieme, alcuni signori dello staff li vennero a chiamare.
Mentre io e Strify stavamo uscendo.
“Dobbiamo già andare?” disse lui, con un po’ di dispiacere nel suo tono di voce.
Tutti, stanchi morti, risposero di si.
“Dobbiamo già andare.” Disse calmo a me.
“Strify, io non voglio lasciarti!” mi buttai attorno alla sua vita.
Lui, accarezzandomi i capelli disse “Tranquilla, ci rivedremo presto.”
“Ho paura che un giorno…che forse tu ti dimentichi di me…”
“Non potrei mai. Dopo quello che c’è stato tra di noi…”
“Promettimelo Strify. Promettimi che quando sarà possibile ci ritroveremo.”
“Te lo prometto.”
Detto questo, ci accompagnarono fuori. Uscimmo da una porta di sicurezza, lontani dalle poche fans che erano rimaste lì davanti. Li vedemmo salire, mentre ancora con la mano ci salutavano, li vedemmo poi anche sparire dietro i vetri scuri del pullman per poi partire e non tornare più.
“oh….mio…Dio!!” mi disse lei, con le ultime lacrime che scendevano.
“Guarda…io non lo so!!”
“no no io non lo so! Perché sei tutta sudataaaa???”
Raggiungemmo le altre fans nella piazzetta davanti all’entrata del locale.
“Devo dirtelo qui?”
“SI!!!”
“ehm…presente il cartellone no?”
“direi proprio di si.”
“ecco…poi siamo usciti dalla stanza…siamo entrati in quella affianco…” alcune fan si girarono per ascoltare meglio “…poi mi ha bendato gli occhi con la cravatta…”
“ecco perché non ce l’aveva quando è uscitoooo!!”
“eeeh se l’è messa in tasca!! E poi niente…oddio come mi accarezzavaaaa!! Oddio ma guarda…ci stanno ascoltando tutte!”
“E CHI SE NE FREGA!!” urlò.
“Ok ok…scusa…e poi…e poi….e poi mi ha fatta sdraiare su un divano in pelle nero!!! Dio mio che caldo facevaaa!! E mi ha baciata…mi baciava tutta…”
“eri ancora bendata?”
“no no no!!! Va bè poi…si insomma…il continuo lo sai no?”
“OH….MIO….DIO!!!!!!!! Non avrete mica per caso…?”
“te lo avevo detto che con quel cartellone non sarei arrivata ai 18 anni veroooo??”
“si che me lo avevi dettooo!! Ma…Oddio…Scherzi vero? Cioè tu…con Strify!!”
“Guarda…NON LO SO. E tu..voi…durante la mia assenza?” la guardai con faccia maliziosa.
“eh anche noi ci siamo dati un bel da fare! Abbiamo mangiato le ciliege insieme…E per insieme intendo dire…la stessa ciligia in due!”
“cioè…tu dalla bocca di lui e lui dalla tua?”
“esattamente. Poi gli è venuta la strana idea di…oddiiiiio…di prendere del ghiaccio e..come dire…passarmelo tutto addossooo!!”
“puaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!” ecco le mie risposte.
“eh!! E poi mi ha portata fuori e mi ha detto che lui non è come Strify!”
“ah l’abbiamo visto!!”
“e che siccome lo avevo colpito da subito…non voleva trattarmi così…però ha detto che il mio sogno poteva avverarsi a metà…”
“e così…”
“così ci siamo baciatiiii!! E poi alla fine ci siamo scambiati i numeri di telefono per sentirci più spesso..”
“scusa scusa scusaaa?? Hai il numero di Kiroooo???”
“certo che si!”
“oh mamma mia!”
Ci sentivamo realizzate. Molto più delle ragazze che ci circondavano che, forse, stavano bollendo dentro.
Il viaggio in treno non fu molto promettente.
Non riuscivo a chiudere occhio e nella testa giravano solo parole di quella canzone. Di Touching and Kissing. Di quella canzone che mi ricordava tremendamente lui. E con essa anche le immagini e le emozioni di quella nottata.
Quella stessa notte, arrivata a casa alle quattro, decisi di fare qualcosa che forse non sarebbe servita a niente…Oppure a poco.
Accesi il mio computer e dopo aver controllato su MySpace se Strify aveva letto i miei precedenti messaggi, ne aprii uno nuovo.
Fissai la pagina bianca a lungo, forse qualche minuto, e con ancora Touching and Kissing scrissi tre piccole parole.
“I miss you.”
Altrettanto tempo aspettai prima di cliccare su “invia”.
Ormai non potevo tornare indietro.
E il vero problema era che mi mancava veramente.
Andai così a dormire. Sentivo la stanchezza addosso. E solo allora scoprii che c’era un’altra canzone perfetta per descrivere quel che era successo.
I don’t wanna know (If U got laid).
Mille e mille pensieri affollavano la mia mente. E se lo aveva fatto solo per lui? Solo per divertirsi? Solo per farmi un favore, forse? E se per quella notte io fossi stata solo un gioco per lui? Era stato tutto così semplice. Forse aveva previsto tutto quando gli toccai la mano.
Strify, il mio più grande sogno era quello di fare sesso con te ma non voglio sapere se lo hai previsto, non voglio sapere se stai bene perché quando ti ho detto “mi manchi” mentivo.
***

Nessun commento:
Posta un commento